Ma l'acquisto de l'oro e de l'argento

Non m'avria fatta mai il brando cavare.

E quando Orlando arriva ai giardini della fata Morgana, sapete, maestro, perchè riesce a vincere tutti gli incanti? Perchè Orlando non si lasciò affascinare dall'oro.

Giunse alla porta che guarda ricchezza

Che non cura Vertute o Gentilezza.

Ciò è verissimo. Ma quei paladini andavano su cavalli fatti di vento, dormivano sotto le stelle, non conoscevano le questioni economiche. Oggi, invece, l'uomo povero non possiede realtà nemmeno morale. E il popolo dice, Guardalo bene, guardalo tutto, l'uomo senza danar quanto è mai brutto! La marchesa, naturalmente, risente del secolo in cui vive: suo padre è un abilissimo industriale, checchè altri ne dica; e la figlia è un'eccellente amministratrice: una donna, sotto quest'aspetto — vi garantisco — di primissimo ordine, perchè se dovessi amministrare io.... Non ne parliamo perchè la prima cosa è riconoscere la verità . Mentre, dunque, sotto questo riflesso io riconosco i meriti della marchesa ed ho abdicato con riconoscenza alla sovranità materiale della casa, non vi nascondo che alla sovranità morale non intendo abdicare, e non potendo diversamente, me la tengo per me. Da ciò molte piccole divergenze. Alla marchesa piace troppo il protocollo esteriore. E molte volte le ho detto: troppa proiezione borghese nella vita! Il popolo vede, e come dice il proverbio, al contadino non ci far sapere quanto è buono il formaggio con le pere! Ed il popolo può dire: «Io adoro Mammone al par di te, e allora perchè tu sì, ed io no?» Guardate che è un bell'argomento! Io lascio, concedo, permetto che lei tenga una specie di corte politico-letteraria: ma io mi credo libero di non partecipare. È una ménagerie di ventrìloqui, scusate il paragone. Ripetono le ultime voci di Francia o di Germania; quel senatore pontìfica beato nella rocca forte del suo sistema. Delle donne non parliamo, perchè io sono cavaliere. Trovo più interessante questo passerotto. La conseguenza di tutto questo è che madama ed io siamo come due ospiti sotto il medesimo tetto, e viviamo con quella correttezza che è un dovere dell'ospitalità . Qualche volta però avvengono piccoli corti circuiti, come l'altra sera. Dove posso, mi sforzo di accontentare la marchesa: ma non sempre mi è possibile. La marchesa avrebbe desiderato che io percorressi la via degli onori nelle cariche pubbliche e che, quanto meno, avessi posto la mia candidatura al laticlavio. Ma in primo luogo, io, marchese Ippolito di Torrechiara, non sento affatto il bisogno di un democratico titolo di «onorevole» davanti al mio nome: in secondo luogo non posso abdicare alle mie idee. Di preciso non saprei proprio dirvi quali siano le mie idee in materia di politica; ma piuttosto repubblicane. Onoro, rispetto, mi inchino alla casa Sabauda. Ha avuto molte bonnes chances. Forse troppe bonnes chances! Ma ha dovuto firmare troppi compromessi, accordarsi con troppa gente, e gentuzza. Vivere est necessarium! Capisco. Ma io sono io, marchese di Torrechiara.

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Veramente la ragione per cui Aquilino era salito volentieri su la torre di Albraccà non era tanto per conoscere le verità e le opinioni del signor marchese e le sue divergenze con la moglie, ma per farsi dire il mistero del suo caro conte Cosimo; ma poi come era avvenuto? Che se Aquilino stava ancora ad ascoltare, correva il rischio di finire idiotizzato anche lui.

Ripensandoci però bene, dovette riconoscere che quello stravagante signore aveva gli occhi dolcissimi, e non «truci» come diceva donna Barberina.