â Vorrà dire separazione, signor marchese â potè interrompere allora Aquilino.
â Divorzio, dico!
â Perdoni, il divorzio da noi non esiste.
â E se non esiste da noi, si prende dove c'è. à sempre questione di pecunia: e vi sono avvocati specialisti del genere. Mi meraviglio che studiate legge! E ignorate che viviamo nell'età dell'oro del dio Mammone. Che diamine!... Senza fare insinuazioni maligne, senza entrare nel pro e nel contro, â continuò â, vi devo dire, per onore di verità , che la contessa, moglie di Cosimo, fece tutto quello che si può fare per internare il marito in una casa di cura o manicomio. Non vi riuscì, non per mancanza di buona volontà , ma perchè la tesi era insostenibile e perchè si opposero protezioni potenti. Ma, ad onor del vero, vi debbo anche significare che il conte vi si prestava stupendamente. Ho passato con lui gli anni migliori della mia giovinezza, e debbo dirvi di una sua grave pecca; per cui ebbe molestie, e duelli anche: la beffa! Poter fare una beffa! Con le beffe da lui perpetrate si potrebbe mettere insieme un volume tutto da ridere. Io non ve le racconto, perchè non ne ho voglia. Sotto questo riflesso si poteva pensare anche ad un vizio mentale. Però la dirittura morale dell'uomo vi è dimostrata da quanto sto per dirvi. Avvenuto il divorzio, Cosimo mutò di punto in bianco. I figliuoli, per ragioni delicate che credo opportuno tralasciare, furono affidati alla tutela del padre. Ebbene: per circa dieci anni, quanto durò l'educazione dei figli, egli non fu altro che il precettore, il compagno indivisibile dei figli: oh, figli studiosi, seri, educati, composti! Mi ricordo â quei giovanotti facevano allora il liceo â che padre e figli parevano quasi tre fratelli. Lui s'era messo a studiare con loro; e viaggi all'estero; viaggi di istruzione in Italia in tanti luoghi, anche remoti â sapete quale enorme ricchezza è nel nostro paese di simili peregrinazioni! Irraggiava da lui una felicità così grande che attraeva ognuno. I suoi figli! Oh, come li ama! si dicea con stupore. Un'adorazione! Il sospetto di una infermità , di un pericolo lo faceva tremare. Potrei scendere a particolari, che vi rivelerebbero la delicatezza spinta sino allo scrùpolo. Sentite: Il conte fu in giovinezza uno dei più belli uomini di cui abbia ricordanza, e libero come egli era, gli caddero sul piatto molte coturnìci e allodole belle e cotte, Io le mangerei anche â mi diceva in confidenza â ; ma che devo dirti? fare cosa che non potrei rivelare ai miei figli, i quali dormono puri, mi pare un'impurità . E si asteneva dalle gioie di amore. Vi dirò in breve: gli fu giuocata una beffa che è la più atroce di tutte quelle che egli fece. Un fratello della contessa lasciò ai nepoti una somma di parecchi milioni; alla condizione che al nome paterno avessero sostituito il nome della madre.
â Ed essi? â domandò Aquilino.
â Ed essi lo fecero.
â Oh! E il mondo dei nobili non li ha scacciati dal suo seno?
â Il mondo dei nobili ne ha fatto semplicemente un numero di discussione nelle conversazioni. I figli di Cosimo sono, oggi, perfetti gentlemen, sportmen molto stimati! Non vi ho detto che viviamo sotto la costellazione zodiacale del dio Mammone?
â Fu lo schianto, la morte! Da allora vive solo, errante come un'anima in pena. Ah, i figli che fanno morire i padri di crepacuore!