â Io sono un plebeo, signor marchese â disse allora Aquilino â ; e il mio povero babbo è morto: ma proprio non ho niente da rimproverarmi. Mi sembrerebbe, se avessi questi rimorsi, di sentire, la notte, il mio povero papà venirmi a tirare per i piedi. E allora dov'è questa nobiltà , signor marchese?
â Lo so io dove è la nobiltà ? Io sono nobile, e basta! â disse il marchese.
«Ah, se non lo sa lei â disse fra sè Aquilino â non ne parliamo più».
Ma dopo un poco il marchese prese a dire:
â La nobiltà è gente che ha il pedigree. Voi avete il pedigree? No. Noi abbiamo un pedigree antico. I marchesi di Torrechiara â perchè sappiate che realmente esiste tuttora il castello di Torrechiara, da cui si domina tanto sereno all'intorno, â i marchesi di Torrechiara, vi dico, sono stati al seguito di Carlo V. Ciò è nella storia! Eppure ecco quello che un'antica pergamena dice, che pare un libro del dare e dell'avere. Addì, ecc. quelli dei Torrechiara ammazzorno due uomini della famiglia dei Cacciaterra. Addì, ecc. Cagnaccio Cacciaterra ammazzò cinque uomini dei Torrechiara, e questi poi ammazzorno, ecc. Quando le note degli ammazzorno da una parte e dall'altra formavano una specie di pareggio, si acquetavano per un po'. Poi tornavano da capo. Queste sono le origini della mia famiglia. Ma forse può darsi che sia il pedigree anche degli altri nobili: cioè ammazzorno, ruborno, ingannorno. La musa poi della storia prende questi rari ammazzorno, ruborno, e ci sparge sopra la polvere d'oro, come il cuoco fa con la salsa béchamel su le polpette vecchie: o ci stordisce con il rimbombo dei gloriosi oricalchi. Miserie!
â E la moglie del conte Cosimo era bella?
â Molto bella! E perciò il re Salomone dice: Averte faciem tuam a muliere compta! «Allontana, allontana il tuo sguardo dalla bella donna». Ma il sapiente re Salomone, sapendo quanto la cosa sia difficile, teneva presso di sè mille concubine, perchè mille donne sono meno pericolose di una sol donna. Ma lasciamo tali facezie. Io penso allo strazio del povero Cosimo che ha dovuto, un poco per volta, seppellire i suoi figli vivi. Ed io mi domando: sono figli quei figli, o che cosa? Il marchese, detto questo, si arrestò, stette meditabondo, e dopo un po' riprese:
â E quando poi io penso che mio figlio è affidato a quelle mani.... Bouuh! â fece con terrore ed orrore.
Ed Aquilino vide d'improvviso il marchese Ippolito di Torrechiara avventarsi ad una partigiana che era in un angolo e squassarla come forse aveva fatto l'antico, che era stato al servizio di Carlo V.
â Un bimbo educato così sarà figlio mio? â replicò. â E se i figli non ereditano la bontà dei padri, perchè i figli nel mondo?