â .... E adesso fa la musica col cannone, eh? Non ti fidare della musica, â disse gravemente il marchese. â Vi ricordate quando veniva in scena Loengrino? Deh, non mi domandare, nè a palesar tentare. Nessuno gli ha mai domandato niente, nemmeno il passaporto, tanto cantava bene, tanto lo ammiravamo. Noi credevamo che il candido Loengrino fosse coperto di stagnola, e che il suo cigno fosse un rispettoso, innocente volatile. Invece Loengrino era vestito d'acciaio autentico, e il cigno era carico di armi come il cavallo di Troia: esercito modello-1914! Non è simpatico tutto ciò?
â Ma come può combinarsi una simile guerra â domandava Aquilino â con tutta quella filosofia tedesca così mistica, così metafisica....
â Eh, che mi vai sprofessorando, professore? â diceva Don Ippolito. â Mistici i filosofi tedeschi? Mistici della realtà ! Anche tu, credevi i filosofi tedeschi come està tici veggenti che non respirassero che divozione e timor di Dio? Essi anzi, hanno strappato con frenesia le azzurre bende del cielo: il più completo ateismo è l'espressione ultima della loro filosofia.
â Ma il Dio che essi invocano?
â Il Dio che essi invocano â rispose il marchese, â è formato da loro stessi, dalla loro volontà , dalla loro crudele necessità . Che ti credi che il loro ateismo sia uguale al salcicciotto di libero pensiero, imbandito dalle nostre democrazie davanti ogni fedel minchione? Il loro è un ateismo chic!, che può andar d'accordo anche con i Padri della Compagnia di Gesù. Credi: sono i filosofi tedeschi che precedono senza pietà la gran cavalcata! «Ah, Nicce, Nicce, Nicce!» esclamava quella vanerella di un'inglesina, che per fortuna non c'è più. Nietzsche, caro amico, non è morto! Il filosofo folle è risorto! Con pifferi e trombette, fa capriole e salta davanti alle tetre schiere teutoniche.
â E i Francesi, signor marchese, e la Francia? â domandava Aquilino.
â I Francesi hanno dato al mondo gli immortali princìpi dell'Ottantanove, che furono come un arcobaleno nel cielo; ma hanno vissuto la vita dell'arcobaleno. Ah sì, veramente immortali come un secondo vangelo, se gli uomini non fossero pecore, razionali sì, ma irragionevoli. Ma c'è di peggio: pecore col bisogno fisiologico del male, come del bene. La Ragione! il culto della dea Ragione! Gli uomini chiesero agli Dei di essere governati dalla dea Ragione, come le rane domandarono un re a Giove. E la dea Ragione venne. Era un'allegra ragazza che il popolo di Parigi incoronò e mise sul trono a modo di simbolo. Ma poi non si accontentarono, come le rane non si accontentarono del re Travicello che Giove mandò loro. «Vogliamo un re vero, una dea Ragione vera»; e Giove mandò giù la dea Ragione tedesca. Ora è un fuggi fuggi, un protestare, come le rane incontro alla biscia. Ma è la dea Ragione, anime ingenue! Per tanto tempo Giove ve la tenne sospesa sul capo e voi non ve ne siete accorti. Dicevate: «Come è bellina, come è carina! Dorme?» Sì, con un occhio solo. Non è simpatico tutto ciò?
Ma Aquilino faceva un grande assegnamento su la Russia: come una mezza Europa e mezza Asia, che si ribaltava a modo di trappola mostruosa su la Germania.
â Sarà â rispondeva il marchese â ma io non vi consiglio â almeno per mezzo secolo â di farci troppo assegnamento. Che volete? Le classi alte della Russia sono paralizzate, per una parte da un feudalismo medievale, per l'altra parte dai vizi del nostro occidente. Il popolo? Il popolo dice Nicevò; crede nella madonna di Kazà n; è indifferente a tutto, alla vita ed alla morte; ma non alla wotka. Gli intellettuali russi fanno i ribelli, e ripètono con Tolstoi: che cosa è la guerra rispetto ad un cielo stellato? Niente! Siamo d'accordo. Ma mentre essi guardano il cielo o dicono Nicevò, quegli altri che sono i mistici della realtà , fanno i loro affari.
â E il Papa, signor marchese?