E il marchese proseguì:

— Che debbo dirvi di quello che oggi avviene, maestro? Io sono stato sin qui un razionabile ammiratore del popolo germanico e riconosco che dal tempo di Fichte in poi, i Germani hanno dalle nostre idee democratiche latine formato un organismo ammirevole e degno di seria considerazione.

E vi dirò in confidenza che, al principiar della guerra, quasi mi compiacqui della fiera lezione di cose che i Germani, dalle teste ubbidienti, impartivano alle teste delle nostre democrazie, buone a muovere i mulini a vento dell'utopia; e come i Torrechiara militarono sotto Carlo V, io non avrei reputato disdicevole rispondere all'eribanno del Cesare germanico. Quando non si può essere signori, non è disdoro confessar di esser buoni vassalli.

Così dicendo, parve al marchese di aver proferita cosa gravissima. Sospese il suo dire e attese dal suo ascoltatore una obbiezione.

Aquilino nulla disse, e il marchese proseguì:

— Ma da quei primi giorni ad oggi il mio pensiero si è venuto cambiando.

Ma che cosa è successo nel popolo germanico? Quale follia di grandezza lo sconvolge? Ah, questa follia ha una spada, e che spada!

Noi non siamo più, come per lo innanzi credevo, di fronte alla guerra, doloroso fenomeno delle umane competizioni. E le democrazie occidentali commisero il grave errore di logica nell'ammettere tutte le ambizioni e le competizioni; e non tenere nel dovuto conto l'estrema competizione: la guerra.

La guerra, amico mio! Io ho incolpato gli altri popoli di imprevidenza: ma in realtà dovrei incolpare me stesso. Nella mia mente di uomo che attraverso i secoli è giunto al secolo nostro, non entra più l'idea di un popolo ubriaco per la conquista di un pezzo di terra. Un pezzo di qua, un pezzo di là ! È poi tutta terra! come noi, tutti uomini! un giorno, tutti sotto la terra! Sono bazzècole che possono interessare chi studia la storia, come il buon senatore. Ma per me la storia ha interesse perchè non ha più nessun interesse. Siamo oggi di fronte soltanto alla guerra?

Noi siamo di fronte al fanatismo dei favolosi Germani antichi, combattenti per la voluttà di combattere. Io rivedo oggi gli antichi guerrieri germani; risorti con tutta la scienza, con tutta la ragione; ma, orrore! con le pupille cieche. E allora? Quid sum miser tum dicturus, quem patronum rogaturus? Dio?