Ascoltatemi ora, giovane e caro amico: ai dì passati, tanto per divertire il pensiero, leggevo un libro di medicina, quando mi imbattei in questo.... passo a proposito dell'opoterapia. Ve lo cito a memoria: «la cura del vitto carneo è assai antica: infatti nei tempi primi, l'uomo non si accontentava di soggiogare il nemico vinto: lo uccideva e lo divorava. Il sangue umano era considerato come alimento di primo ordine e altresì come agente dotato di misteriosa possanza. Il cuore, il fegato, il sangue ancor caldo, godevano soprattutto la fama di dare forza e coraggio» ecc. Dunque l'antropofagia era una forma igienica di vita! Ora io vedo, e mi par di impazzire, i sècoli avvallarsi e scomparire: vedo la nostra età mostruosamente congiungersi a quelle remote età . Inconsapevolmente allora, scientificamente adesso, rivedo gli uomini-belve, dal volto insanguinato. E proclamammo Dio fatto con la nostra effigie!
Dicendo questo, il marchese si percosse la fronte con la palma della mano, non senza violenza. E poichè Aquilino, disorientato un po' a quel viaggio transoceanico attraverso i secoli, nulla ancora rispose, il marchese Don Ippolito continuò:
â Io non vi nasconderò inoltre un altro mio folle pensiero, e non lo dite alla marchesa la quale ha già così mediocre opinione di me. Sapete voi per quale ragione ogni mattina io richiedo con ansia il giornale? forse per leggervi quale è la vicenda delle armi? Anche, amico. Ma più specialmente perchè mi pare che da un dì all'altro debba rimbombare la voce del miracolo, perchè attendo il miracolo, attendo il portento: che quei popoli una mattina si dèstino dal sonno sanguinoso, aprano le pupille, tendano le braccia in questo unico grido: Oh Cristo, Cristo, Cristo!
Oh, vano sogno! Coloro non sembrano nemmeno più figli di questa pur crudele Natura! La parola d'amore e di pietà è morta. I costruttori della torre di Babele costruiscono con ossa umane. E dobbiamo noi essere alleati con essi? o non piuttosto saremmo marrani e sicarî? Beati quelli che ora scompaiono dalla scena della vita!
E la grossa testa sconvolta del marchese don Ippolito di Torrechiara cadde in giù.
â L'amico vostro e mio â disse poi, sollevando il volto â il conte Cosimo, sta per morire, e questa lettera me ne dà l'annuncio. Io lo reputo beatissimo. Era la cosa che vi volevo dir prima. Ma voi col vostro sorriso mi avete distratto. Perchè voi avete sorriso, nevvero?
*
Donna Bà rbera quando seppe la triste nuova del povero conte Cosimo, volle telegrafare sùbito. La risposta venne e gravissima. Aquilino si diè malinconia e rivedeva già immerse nella nebbia e nell'ombra le cose passate. â Io voglio vederlo, salutarlo ancora â dicea. E la marchesa allora consigliò don Ippolito di andar lui con Aquilino; tanto più che il povero conte doveva trovarsi solo. Ma don Ippolito pregò di essere dispensato. Non si moveva; aveva troppe tristezze: gli pesava la testa.
â Quando è così, andremo noi â disse donna Barberina â, e mentre il professore si ferma a X..., condurrò Bobby a far qualche bagno al lido, a Venezia.
Così fu deciso.