â C'è mia moglie. Ci diamo il cambio. Aspetti.
Entrò lui. E poco dopo disse ad Aquilino di entrare. Entrò, e si trovò nella luce.
Era una stanzetta chiara, con un lettino di ferro: una donna accanto al letto; e sopra il capezzale c'era il naso, le cartilagini, la barba, il sorriso del conte Cosimo.
In alto del capezzale, pendeva Cristo, l'uomo crocifisso, per il quale Dio volle significare agli uomini che l'eccidio di un solo uomo equivale all'eccidio di tutta l'umanità .
â Non ti posso dare la mano â mormorò il conte â, ma posso parlare. Non badare a questa buona donna che dice di no. Posso parlare.
Ma in verità non poteva parlare. Erano parole che porgevano l'imagine di segmenti di pensieri.
â Caro Aquilino, c'è la guerra, eh? Fanno bene, sai!
â Chi, fanno bene, signor conte?
â I Tedeschi! Fanno da anti-Cristo! L'uomo è una cattiva pecora. Ah, povero Aquilino! Queste sono cose che riguardano te, e non me; perchè io me ne vado. Abeo, abìbo e, ohimè, non redìbo.
Aquilino cercava parole di conforto. Ma il conte faceva, con gli occhi, segni di no.