Ma la donna non avrebbe compreso, oppure così ella avrebbe compreso, che il castello del sogno sarebbe irrimediabilmente scomparso; e perciò, questa volta, egli si tacque.

Il sogno o la realtà ?

Quel portiere in inchini, quel maggiordomo del tutto servizievole; e quelle impassibili labbra sbarbate dei servi, sempre stirate al sorriso, perchè gli sorridevano?

Perchè il denaro di donna Bà rbera fluiva e rifluiva impassibile. «Ah, uomini, vestiti da servi, a quale prezzo sputare sul vostro volto?»

E quest'altro pensiero gli germinava:

«Ah, denaro sublime, pel quale se tu ti contà mini una sol volta, non hai più bisogno di contaminarti alla timbratura della società . La cosa è vile, ma è comoda. E il bene e il male si equivalgono.»

Capitolo XXII.
La condotta del marchese don Ippolito di Torrechiara.

Ma la condotta di don Ippolito li costrinse al ritorno.

Perchè don Ippolito, da quando sentì i battaglioni della storia che si approssimavano all'Italia con cupo rumore, fu preso da grande passione. Egli pensava a quello che meglio sarebbe convenuto all'Italia di fare. Ma le costruzioni dei suoi pensieri crollavano sotto la responsabilità immane del fare; crollavano sotto la responsabilità immane del non fare; e intanto la notte odorosa a Villa delle Magnolie passava insonne, mentre il rombo della cupa storia si avvicinava.