E abbandonò allora Villa delle Magnolie, e venne alla città .
Ah, come don Ippolito s'avvide in quei giorni che donna Bà rbera lo aveva saviamente consigliato a percorrere la strada degli onori politici, chè se così avesse fatto avrebbe avuto almeno una tribuna da cui parlare! Don Ippolito, pur con tutti i suoi lumi, era oscuro agli uomini rossi del serpente verde; era oscuro agli uomini neri della bianca colomba.
Era solo, e non era nemmeno senatore!
E come giunse alla città , cercò di venire in contatto con quanti conosceva uomini autorevoli, uomini di cattedra, uomini di toga, gente cioè che lo Stato nutre ed onora, gente di grande sapere e dottrina, e di gran voce: gente che sa distinguere il dritto ed il torto. Ma ora che la volta del cielo precipitava, non sapevano più distinguere, non sapevano più che dire. Essi così eloquenti, erano colpiti da afasia. Appena dicevano: «Ma sì, ma già , caro marchese: ma ecco.... C'è il pro, c'è il contro. Stiamo a vedere, caro marchese. Già , un po' prepotentelli quei Tedeschi; ma è il difettuzzo delle loro belle qualità . Noi tuttavia vediamo, marchese, le cose con più serenità ; il cielo, o da una parte o dall'altra, deve pure schiarire».
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E vide sè, marchese Ippolito di Torrechiara, miseramente ramingo per le vie, insieme col popolo dei comizi e dei tumulti; e sentì parole di vituperio e derisione cadere sopra le sue parole.
E un giorno aveva creduto di operare bene per la salute della patria; ma probabilmente operò male per la sua personale salute. Perchè si era recato presso uno di quelli uomini, i quali con molta autorità proclamavano: «guerra guerra, e presto! se no l'Austria è già cadà vere».
Andò, dunque, e dopo lunga attesa, fu introdotto.
Ma quando fu introdotto davanti a quel signore, don Ippolito stupì di trovarsi di fronte ad un giovane senza rughe, il quale trattava lui, uomo di molte rughe, come se viceversa.
«Ma forse â pensò â è un giovane di genio»; benchè la sicumera e la troppa vanèsia eleganza, facevano dubitare su la consistenza del suo genio.