Aquilino capì che il gentile mi pare della signora voleva dire: son certa; e quel fare dubitoso non era che una smorfia elegante. Smorfiette inzuccherate; ma soltanto alla superficie. O prendere o lasciare. Ebbene avrebbe fatto il volere della marchesa, per il protocollo di lei; e per il protocollo della sua vita futura, cosa molto seria! avrebbe studiato legge.

— Accetta la signora marchesa?

La marchesa fece un gesto che voleva dire: Gli interessi della sua vita non mi riguardano, faccia lei....

— Già , per la facoltà di legge — aggiunse a quel gesto — basta la pura iscrizione.

Dopo di che la marchesa, con una sicurezza stupefacente, entrò nel tema così delicato degli obblighi di lui e di lei: dare ed avere.

— E centocinquanta lire mensili. Le va?

Quando Aquilino sentì il suono di quella cifra favolosa, balzò. «Milleottocento lire all'anno, spesato di tutto! La casetta di mamà la si poteva avere per duemila lire, l'orto per mille. Ma io ti studio anche veterinaria. Altro che filologia!»

— E allora le presento Bobby, nevvero?

E la marchesa suonò su certi tastini d'avorio che aveva sottomano; e, non so, forse perchè prima era apparso quel marcantonio rosso, e la marchesa squillò Bobby, Bobby!, che l'apparso Bobby parve un lillipuziano. Un cosino quasi trasparente, d'improvviso, era scivolato sul tappeto, finchè giunto davanti ad Aquilino, si irrigidì, stese la mano, lui, il minuscolo, a lui. Pareva un pupo, vestito così alla marinara, coi calzoni lunghi a campana. Ma dove l'aveva veduto quel cosino altre volte? Eppure l'aveva veduto! Ma sì! In quelle stampe antiche dove c'è un pupino vestito così: il figlio di Napoleone, quello che morì etico. Si vede che la moda torna su.

Ma questo mimmo qui, così tristanzuolo, mi campa come un passerotto da nido, pensò Aquilino — e allora addio le mie centocinquanta lire. Disse poi: — Deve essere intelligentissimo.