â Io ho inteso fandonie â interruppe Bobby â ; e che non si spiegano più nei ginnasi. I miei compagni non le studiano, e non le voglio studiare nemmeno io!
Evidentemente Bobby era, per intuito, seguace della teoria del minimo mezzo.
A questo punto intervenne miss Edith. Ella aveva con sè due manuali scolastici di Storia Romana in uso nelle scuole italiane, e con un Please, sir, rivolto ad Aquilino, gli sottopose il fatto che anche la pedagogia italiana, uniformandosi al metodo tedesco, aveva soppresso quei fabulous tales.
Ah, era quello il bel frutto delle sue drammatiche lezioni sull'anima anche di miss Edith?
â Infatti, signorina â rispose con calma e seguendo su le pagine il dito di miss Edith, che sfogliava quei manuali â infatti lei ha ragione. Nei nostri libri di scuola queste leggende sono appena accennate. Lei ha perfettamente ragione.
Ma qualcosa gli ribolliva oramai, più forte che l'affare delle fandonie.
E si ricordò quando due o tre ragazzacci studenti â ai quali Aquilino teneva un po' bordone â si divertivano nella libreria, sempre vuota, della sua città , sì che si poteva anche urlare, ad abolire, nel nome della scienza e della critica, proprio Lucrezia, e Muzio Scevola, e Fabrizio e Camillo; e un po' anche i dieci comandamenti; e un po' anche qualche altra cosa; giacchè quando si può togliere un mattone, niente vieta di togliere il resto. E il buon vecchio del bibliotecario non si sdegnava per quella giovinezza; e spesso li chiamava vicino a sè dicendo tutt'al più: â Venite qui, filosofi dell'abbicì.
Ora dunque gli tornarono a mente le già derise parole del buon vecchio, quando difendeva l'antica sapienza italica contro gli oltramontani, come lui usava di esprimersi.
â Sinceramente, â disse Aquilino, moderando se stesso â se il signor senatore è positivista per uno, io sono positivista per due. Della storia romana io me ne.... Ma mi secca, sa, signora marchesa, passare per.... Ma cosa vuole che importi se Romolo, se Lucrezia, se Muzio Scevola, se Fabrizio sono esistiti sì o no? e se la critica storica li ha aboliti? Quello che il signor senatore e tutti i suoi (voleva proprio dire mardochei) non possono abolire, è Roma e il suo imperio che esistette realmente. E il fondamento di Roma sta tutto qui; in questi miti: in Romolo che, morendo, annunzia che Roma sarà capo del mondo; e perciò siano coltivate le armi; in Lucrezia che muore perchè dal suo esempio nessuna donna romana divenga impudica; in Muzio Scevola che afferma, civis romanus sum! fà cere et pati fòrtia romanum est; in Fabrizio la cui virtù è molto spaventevole, miss Edith, perchè dice a Pirro, che lui non vuol l'oro, perchè vive con una rapa, ma gli piace comandare a quelli che posseggono l'oro. Questo è il terribile mito della disciplina di Roma! E quanto all'Orazio che distanzia, divide e poi abbatte i Curiazi, la cosa è molto più seria che non sembri, perchè quella di Orazio è stata sempre la tattica di guerra che ha finito per vincere in tutti i tempi. Sì, caro Bobby, Muzio Scevola, forse non è mai esistito; e sa lei perchè? Perchè non ne è esistito uno, ma molti! E se nei libri di scuola italiani, signorina Edith, le leggende di Roma, come lei mi dimostra, sono state depennate, io come italiano, ne arrossisco, e peggio per noi!
Aquilino così parlando, ebbe la sensazione interiore di essere bello. Ne vedeva il mirà glio nella attitudine un po' nuova e un po' sorpresa delle due donne.