La marchesa fu la prima a parlare: fece anzi il suo bel risolino e â Lei dice bellissime cose â proferì â, ma un po' di colpa è anche sua: se lei fosse venuto alle nostre conversazioni, avrebbe potuto far valere con quei signori queste sue ragioni, meglio che con noi. Quanto a Bobby, se lei crede, noi stiamo ai programmi governativi, nevvero?
â Ma si figuri, signora marchesa, (e voleva proprio dire: io lego l'asino dove vuole la padrona).
Bobby saltava dalla gioia: â Allora non li studio, allora non li studio più i Muzio Scevola. Mamà , di' allora al professore anche quell'altra cosa....
â Ma no, una sciocchezza, Bobby....
Aquilino si ricordò che Bobby gli aveva detto che c'era «dell'altro» oltre alle fandonie; e pregò la signora marchesa di volerlo chiarire anche su quest'altra cosa; tanto più che Bobby insisteva con un: â mi riguarda direttamente!
â Allora si tratta di questo â disse la marchesa â, cioè del libro di testo degli esercizi latini che lei ha scelto e che non corrisponde precisamente al libro che è stato adottato nei ginnasi pubblici.... Se lei ricorda, noi eravamo intesi di uniformarci alle scuole pubbliche, nevvero?
â Ma io ho scelto il migliore libro di esercizi, signora marchesa....
â Non ne dubito....
â Allora le dirò: un nostro buon amico, assessore del comune per le scuole, un uomo molto abile, molto influente, uno â in confidenza â che vuole arrivare alla deputazione politica, il leader del nostro partito, lo avrà inteso nominare, il commendator X....