â Mai inteso nominare. Ebbene? â domandò Aquilino.
â Ecco: sempre venerdì, a proposito di quelle storie di Roma, il commendator X.... domandò a Bobby quale testo di esercizi latini adoperava, e Bobby glielo disse. Proprio a proposito di quel testo il commendatore aveva fatto una campagna abbastanza vivace per abolirlo perchè in esso si parla troppo di guerre, di conquiste: tutti esercizi sulle guerre....
â Tutto bellum, bellum, bellum e bella e bellicosus â saltò su Bobby â persino foeminae Scytarum sunt bellicosae, e interfecerunt et deleverunt et strangolaverunt.
â Zitto lei â disse la marchesa. â Il commendatore X.... ha osservato che per i giovanetti tutti questi esempi di guerra non sono morali; infondono anzi lo spirito del litigio, della sopraffazione nei popoli; e che pur dovendosi mantenere il latino nelle scuole, era consigliabile un testo che esaltasse, invece, le virtù civili, la giustizia, la concordia, la fratellanza. Anzi pare che voglia provocare dal ministro competente una circolare in proposito: abolire anche il de bello gallico di Giulio Cesare, o almeno ridurlo a quei passi dove non si ragioni di guerre.
Aquilino cadeva dalle nuvole.
â E poi l'altro testo di esercizi che hanno i miei compagni delle scuole è più facile â disse Bobby. â E anche in italiano hanno un'antologia più facile: tutti bei raccontini, Cecco grullo, indovinelli, poesiine....
Aquilino avrebbe strangolato addirittura Bobby.
â Ma non è più latino, signora mia! â esclamò Aquilino. â Del resto, sinceramente, mi spiegherei questo pacifismo se il commendatore X.... fosse un socialista, ma per il capo del partito monarchico questo modo di vedere mi pare un poco strano....
La marchesa sorrise: â E intanto il commendatore X.... per questa sua campagna, ha ottenuto elogi molto significativi dalla stampa socialista, dalla stampa radicale. Sa? La verità è una cosa, e la politica è un'altra.
â Capisco (cioè, non capisco niente, voleva dire). Oh, io sono disposto a mutare gli esercizi fin che lei vuole. E noi, caro Bobby, leggeremo in italiano la novella di Cecco grullo. Al mio paese conosco un cameriere, un curioso tipo, che ne fece una bellina ad un avventore. Questo era un gran signore, e gli disse: Sì, questo vino è buono, ma un po' troppo spiritoso. Ho paura di non poterlo digerire. Non avresti del chianti più leggerino, più delicato? Subito, signor conte, perchè al mio paese o danno del conte o del poverino. Porta via il fiasco, va in cucina, si mette il collo del fiasco in gola, beve la metà del vino, poi ci schizza dentro un sifone di acqua di seltz; e, Ecco il chianti che lei desidera. L'avventore lo trovò di suo gradimento e pagò senza fiatare quattro lire invece di due. Era mezzovino e non vino. E così io, signora marchesa, se lei desidera, le posso mutare tutti i Romani in tanti padri Cristofori del Manzoni. Ma onestamente la preavviso che non sono più Romani, (ma Romani evirati, voleva proprio dire, perchè era proprio fuori della grazia di Dio, evirati come il suo buon amico, leader del partito monarchico).