Questa era l'opinione di Aquilino, e la espresse nei modi più condecenti all'interlocutrice.

Ma la giovane donna lo riguardava pietosamente come l'iniziato ai misteri di Eleusi guarda il profano: — Non si può concepire la vita dopo l'ardore della fusione.... — disse ieraticamente.

«E si vada a far fondere» — le rispose Aquilino in cuor suo.

— Ed è necessario, — ribattè colei — perchè dalla fusione deve poi nascere il superuomo.

Se quella testolina non fosse appartenuta ad un'illustre poetessa, Aquilino la avrebbe consegnata per esame ad un direttore di manicomio. L'amore era per colei come un biscottino inzuppato nel sangue.

*

Ed anche donna BÃ rbera come era meravigliosa!

Ma quella era un'altra donna Bà rbera! Non ne esisteva una, ne esistevano due. Come si metteva! Pareva una giovinetta! Quella testolina bruna con due diamanti così! E quella voce carezzevole come il flauto!

Parlava con tutti, e naturalmente di tutto; dell'abùlico, dell'androgìno, del Parsifal, di Gotamo Budho, del dionisìaco; e nel tempo stesso nulla le sfuggiva, e — ohimè! — neanche lui, Aquilino. E certe fuggevoli occhiate su lui parevano significare: «senta, lei è una brava persona, ma si fa un po' compatire. Sa un poco più dégagé».

*