Nel caso del Carducci mancano gli accusatori pubblici: sono i giovani stessi che l'accusano di corruzione. Essi dicono press'a poco così: «Il vostro canto, o Poeta, ci educò agli ideali della democrazia; ed ora vi vediamo non solo ritirarvi dalla lotta, ma passare duce e colonna degli avversari.» Dicono ancora: «Quest'uomo che, appunto perchè era messo più in alto, più era in vista, dava, sia pure colle più buone intenzioni, un esempio dannoso. Bisognava dirlo. E noi sentimmo il dovere di farlo, di ribellarci a tutti i pregiudizi dei feticisti, appunto quando contro di noi egli lanciò una cinica sfida, facendosi — egli professore ed educatore — capo di quegli studenti che rinnegano tutte le nostre e già sue aspirazioni[3].»
Dunque Egli è esempio alla gioventù di disonestà e di defezione politica. Anche questo è mirabile, non è vero? E più mirabile è che è detto in buona fede.
Gli studenti monarchici, secondo il citato giornale, dicevano «beffardamente» agli studenti radicali: «Carducci è come gli altri; ad accarezzarne la vanità si rende più monarchico del re, più scettico di noi!» Esclamano in fine gli studenti radicali: «Oh, se nel cervello del Carducci fosse rimasta latente qualcuna delle antiche potenze, come scoppierebbe tremenda a schiacciare questa turba che ha imparato i paroloni altisonanti e non ha mai assaporato la dolcezza dei sentimenti potenti!»
Dunque quest'uomo che, secondo le vostre parole, si levava impavido dalla bassezza presente, che accendeva le anime vostre alla fede e all'amore del bene, è così mutato e diverso da quello che ora condannate e fischiate?
Davvero?
***
Ancora: Per chi ha non superficiale conoscenza dell'opera del Carducci, apparirà manifesto il fatto che Egli rivolse tutte le energie della sua vita a fare sì che il cittadino ed il poeta fossero una cosa sola: forza costante che, penetrata dall'agitatrice tempesta dell'arte, batteva contro questo «vecchio, ignavo titano» del popolo d'Italia; e se in questo percuotere per avventura commise peccati, furono — come Egli disse — non di volgarità mai: sì di passione.
Ora essi con spietata e certo incosciente crudeltà disgiungono il poeta dall'uomo; e con ciò non solo mostrano di disconoscere l'opera sua, ma gli fanno l'offesa che si può fare maggiore.
Premettono: «Noi intendevamo troppo bene quanta irresponsabilità ci fosse in quel poeta atto alle forti impressioni e incapace di convinzioni maturate,» poi aggiungono: «Carducci mentre rimane per noi un grande artista, non può rimanere un grande carattere; e impallidisce nella scuola, come passerà macchiato nella storia;» e in alcuni foglietti distribuiti dopo la contro dimostrazione tenuta in piazza S. Petronio il giorno 12, è scritto: «Il poeta e il letterato tutti ammiriamo. Noi abbiamo voluto fischiare il disertore di una bandiera!»
Davvero? Mirabile ad ogni modo!