Non è anche questo mirabile?

Il torrente dell'indignazione e dell'odio straripò e si scatenò sopra l'uomo senza che questi vi potesse porre argine. La memoria del maestro non si affacciò dinanzi ai tumultuanti; il genio del poeta, o almeno una sola delle sue mirabili idealità non fu ricordata; o, se fu, non ebbe forza di agghiacciare l'insulto prima ancora che le labbra lo avessero espresso.

Eppure l'uomo non si scompose, ma stette dinanzi a loro impavido e tutta la maestà del cittadino e del poeta si drizzò eroica, nel suo silenzio disdegnoso da ogni discolpa. Ma Egli «cinicamente ci guardava fumando,» ma l'uragano gli montò sopra e fuggì via col suo urlo. L'uno rimase rigido all'urto, gli altri trascinati come da una procella, seguirono il loro viaggio: termini irreconciliabili.

Eppure sono corsi pochi anni dal tempo che quella gioventù riguardava il Poeta come maestro, come esempio, come profeta: ed Egli profondeva per lei i tesori dell'inesausto suo genio. Ora gli uni si separano dall'altro nè v'è speranza di intesa o di ritorno.

Non è ancora questo un fatto mirabile?

Non pare a chi legge che l'avvenimento dell'undici marzo stia fuori dal mero fatto di cronaca universitaria; ma sia indizio di un grave fenomeno morale rimasto da lungo tempo latente, non determinato, non studiato e che in quel giorno si manifestò con quella selvaggia esplosione di insulti?

Tale convincimento mi animò a stendere queste pagine, e fu così forte l'impulso che vinse molte incertezze e riluttanze più facili ad intendere che piacevoli ad esporre.

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Cominciamo da un paragone che può sembrare enfatico o strano. Ricorda il lettore uno dei titoli d'accusa per cui fu Socrate condannato a morte?

Nell'Apologia di Platone è detto: — «Socrate è empio perchè corrompe i giovani.»