Socrate moriva per risalire il corso dei secoli: invece grande aura di tristezza già ottenebra la fronte del Poeta. Egli scende vivo nella sua idealità e la gente nuova senza di lui palpita e s'agita al nuovo viaggio umano.

Parole mistiche forse sono queste, ma che spero abbiano ad acquistare luce di verità da ciò che segue.

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La requisitoria degli insultatori si fonda sui fatti e su le parole stesse del Poeta ed ha tutti i caratteri di una logica brutale e invincibilmente ignorante.

— Non scriveste voi l'inno a Satana? non cantaste voi la rivoluzione francese? non proclamaste voi la repubblica santa, la repubblica vergine? non vi pronunciaste voi stesso repubblicano nel discorso di Lugo e in molte altre occasioni? chi scrisse i Giambi ed Epodi? chi imprecò in tante forme e per tanto tempo ai moderati? chi fremendo ricordò il nipote di Carlo Alberto cui si fece indossare la divisa di Radetsky? Ed ora voi avete composta l'ode alla Regina; non basta, ma vi siete fatto poeta cortigiano delle gesta di Casa Savoia. Chi ha scritto il Piemonte, chi l'ode Il liuto e la lira? Ma non basta: mentre noi commemoriamo Mazzini, voi accettavate di essere padrino della bandiera che le gentili donne di Bologna ricamarono per il Circolo monarchico universitario.

Per tali titoli noi vi condanniamo.

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Il citato giornale degli studenti ha però un'osservazione vera e gravissima più che non sembri ad un primo esame, ove dice: «La stampa italiana in generale ha riportata quasi senza commenti la notizia delle dimostrazioni pro e contro Carducci.» Tutt'al più, osservo io, alcuni giornali si mostrarono indulgenti e favorevoli agli studenti, altri d'opposto colore politico li condannarono più o meno aspramente. Molti del pubblico dissero che era una lezione severa ma ben data; altri più miti concedettero ai giovani il diritto di giudicare e biasimare il Carducci, ma ne disapprovarono il modo ed il luogo. Grazie! I più equanimi e liberali «Oh che diavolo — dissero — che non si possa, almeno una volta nella vita mutare francamente opinione e cambiar strada dopo che si conobbe che l'altra era sbagliata, senza che i soliti difensori della morale pubblica ci abbiano a ringhiare alle calcagna! o che si deve pretendere un'assoluta coerenza politica per tutta la vita?»