Ancora: molte fra quelle polemiche sono modelli meravigliosi di ardimento, di verità e di bontà illuminata dal genio; eppure hanno un altro lato debole, appunto perchè il Carducci è debole in questo che la sua mente, specie quando è contrariata, diviene troppo suscettibile a tutto ciò che si presenti con un lato estetico e questo gli esclude o per lo meno gli adombra gli altri.
Saranno forse queste le cause per cui rileggendo alcune di quelle pagine di prosa io provo oggi un'impressione strana, perchè mi sembra che il tempo le abbia troppo rapidamente scolorite; e pensando a tanta ricchezza di verità, di affetti, di pensieri che rimane lì inerte, un'immagine non lieta mi si affaccia, come di un nembo di gemme che ricoprano un cadavere.
Del resto sarebbe presunzione e mancanza di gentilezza l'avere accennato a questi caratteri difettosi senza dire per anche che essi (se pur difetti si possono chiamare) traggono origine da un invincibile ed eroico sentimento del bene e del vero, che noi mal nati a pena riusciamo ad intendere non che a sentire. Forse è per questo anche che quelle pagine ci sembrano scolorite. Ma di questa impronta e natura originalissima delle sue polemiche sarà detto più diffusamente nel capitolo che segue.
Concludendo per ciò che riguarda l'Inno a Satana, è certo che la difesa che Egli ne fece diede valore all'interpretazione popolare: l'intendimento politico venne subito a galla e s'impose alle altre e più difficili considerazioni filosofiche e storiche; la voce brutta di — cantore di Satana — divenne, malgrado l'austerità del Poeta, il maggior titolo di gloria; e la crescente generazione, inceppata da intellettuale, atavistico servaggio; incapace, per la più parte, di salire con meditazione, con pazienza e con raccolta energia di virtù e di studi al livello dei nuovi tempi, ma pur bramosa di giungervi ad ogni costo e di fare presto, ripetè le strofe di quel canto come dogma di una nuova fede, come espressioni di una dottrina nuova che già si respirava nell'aria, ma di cui mancavano i convincimenti e i salutari ritegni. Infine se ne valse come di un'asta per varcare d'un salto, allegramente, al di là del precipizio, ove sono i regni della dea Ragione, ne' quali è assai facile lo smarrirsi, se pure non si giunga per la difficile via del dolore e della vera sapienza.
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Quelle energie che nell'Inno a Satana si risvegliarono indomite e selvagge, sono poi da una sovrana ragione rese domite e docili. L'arte ed il pensiero si modificano, ed acquistano una sicurezza di obbiettivo, una coscienza di sè che prima non erano; un ardimento cui la convinzione e l'alto intento non permettono di trasmodare, e perciò anche quando è eccessivo, ci pare vero e ci vince.
Appunto è in quel tempo che la sua Musa:
prese d'assalto intrepida
i clivi de l'arte.
La forma stessa si adatta al nuovo pensiero: metri più agili e saettanti subentrano; ed il sonetto acquista quell'equilibrio di struttura, quell'oggettiva e fremente comprensione di cose e di idee che lo rendono più unico che nuovo, tale che Egli si può con pari onore accompagnare ai massimi poeti ricordati[11] come maestri di questa originale forma della nostra poesia.