Egli irrompe contro il partito moderato perchè offriva più manifeste le stigmate del male.
Esso ci dà Custoza, Lissa, la soggezione all'impero di Francia, la cessione della Venezia, la presa di Roma nel modo e nel tempo che avvenne; invece il partito repubblicano, libero dalla diretta responsabilità politica e avente ne' suoi capi un'idealità superiore, non solo esce immune da transazioni o da sospettate colpe, ma si cinge d'eroismo semplicemente. L'epica impresa dei Mille, Aspromonte, la spedizione dei Cairoli, Mentana, le cavalleresche gesta di Francia, per tacere dei fatti minori, sono così gentili e mirabili opere che alla nostra fantasia, dopo così pochi anni, si presentano cinte dall'aureola della leggenda: e i personaggi anche minori che da quei fatti emergono, hanno un'impronta così geniale d'italianità e di bontà, che io non so se sia effetto del tempo o della morte che placa le passioni presenti e dà agli uomini un'attitudine di fratellanza e di virtù, ovvero se proprio sia perchè essi erano tali, ma è certo che messi al confronto del positivismo utilitario che è il carattere più saliente di noi modernissimi, ci paiono troppo diversi e infinitamente più avanti nell'ideale della verace perfezione umana.
È il caso qui di ragionare dell'opportunità politica di quelle imprese repubblicane? No certo. Solo una considerazione io voglio fare, ed è che, se quelle che furono opere di pochi, fossero state opere dell'intera nazione cosciente e volente, nè prima nè poi sarebbe avvenuto di parlare di opportunità, ed altra sarebbe la fortuna della patria.
A parte dunque anche il lato eroico, è certo che quelle azioni e quegli uomini, per sè soli, astraendo affatto dalla loro fede politica, dovessero presentarsi come molto affini agli intendimenti ed all'idealità del Carducci.
E perchè quegli uomini erano naturalmente repubblicani, così il Carducci non solo riconobbe in questo concetto qualche cosa che rispondeva molto da vicino a' suoi individuali convincimenti già maturati nello studio e nella solitudine; ma per quello spirito di opposizione e di assoluto che gli è proprio, a quel nome di repubblica congiunse tutto ciò che la sua mente concepì come bene e come alto dovere, e lo spinse come un'arma contro il partito moderato monarchico.
A tutto ciò che non era allora e che non è oggi sì nella vita civile e politica, sì negli studi e nella molteplice attività nazionale: a tutto ciò che non è e che avrebbe dovuto essere, di cui la grande tradizione italica avrebbe dovuto imporre la coscienza e lo stimolo non solo in pochi ma nell'universale: a tutto quel complesso di idealità antiche e nuove a cui un popolo troppo vecchio, sebbene avesse l'apparente gioventù della rivoluzione, non poteva sorgere: a tutto ciò che è libero, generoso, bello, vero, il Carducci diede un epiteto di cui si compiacque come quello che rispondeva ad uno stato politico logico per la nazione quale Egli avrebbe voluto che fosse, l'epiteto «repubblicano.»
Che per tali affermazioni non fosse allora nè compreso nè piacente al partito avverso (il quale fra i torti attribuiti ebbe anche quello di dover fare, come già dissi, il molto col poco) non deve far meraviglia; come non parrà innaturale se io affermo che il grosso pubblico in quelle sue reiterate e sdegnose invettive non riconobbe che una semplice ribellione di parte, mentre erano espressioni della più fine aristocrazia del pensiero e della più alta italianità.
Ma in qualsiasi modo venisse dal pubblico interpretata, è sempre vero che quella sua lirica che suonava disperatamente, come campana a martello, acquistava grande forza di attualità politica per il fatto che in quel tempo vivevano Mazzini, Garibaldi, Cattaneo, Mario e con essi il fiore del patriottismo eroico; i quali reggevano e improntavano l'opinione popolare della loro volontà e della loro fede: e il canto del Poeta, inspirato a quella volontà e a quella fede, sembrava ricordare al popolo i giorni numerati che mancavano all'avvento della santa repubblica.
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Ma oggi che le idee ed i fatti hanno preso una piega ben diversa, bisogna convenire che l'influsso esercitato da quegli uomini fu più di apparenza che reale. In fatto da non pochi si sperò allora e si credette che le nuove generazioni, pur modificandosi in parte secondo le necessità storiche, avrebbero avuto origine da quegli uomini, e che la nuova civiltà italiana si sarebbe formata su i loro ideali. Invece pare vero il contrario, cioè che quegli uomini siano stati definitivi e non abbiano avuto discendenza morale se non effimera o apparente, quasi piante senza propaggini; e che la civiltà quale si va disegnando nel presente derivi le sue origini piuttosto da un movimento esteriore, internazionale, scientifico, di cui la libertà politica favorì e l'ingresso e lo sviluppo.