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Che le Odi barbare abbiano una parentela letteraria con erudite esercitazioni metriche dei secoli XV e XVI, è un fatto puramente occasionale e non deve avere influito che in parte minima su la scelta di quella forma lirica. Essa nacque non pensatamente, ma spontaneamente; cioè non la forma generò ed impresse la sua linea all'idea, ma l'idea si plasmò di per sè in quella forma. Appunto inversamente di ciò che dice il pentametro del Platen premesso alle prime odi:
forma più nobile abbisogna di profondi pensieri.
Il Carducci tolse la melodia degli usati metri ed il ritorno della rima per ragioni consimili a quelle che mossero un altro grande aristocratico dell'arte, il Wagner, nel suo teatro di Bayreuth, a sprofondare l'orchestra e spegnere ogni luce, appunto perchè tutta l'attenzione fosse rivolta alla scena.
Parimente il Carducci togliendo l'allettamento melodico dei metri conosciuti e la distrazione della rima, intese a costringere l'attenzione del lettore su la pura idea. Ma perchè un'idea per quanto poetica non può chiamarsi lirica se non riveste una forma ritmica costante, così il Poeta occultò e dispose i soliti versi italiani secondo lo schema della metrica greca e latina creando così un'armonia nuova, che io chiamerei esteriore o apparente.
Questa, a vero dire, è assai facile intendere come è facile comporre versi barbari anche senza conoscere affatto la metrica greca o latina. Lo prova il numero grande dei poeti imitatori che fiorirono breve ora attorno alla gran pianta della lirica carducciana.
Ma sotto quell'armonia esteriore ve n'ha un'altra interiore che vivifica quella forma antica e non è possibile imitare.
Questa seconda armonia se per un orecchio educato è facile a sentire, non è così facile a spiegare. Mi ci proverò tuttavia.
Nelle Odi barbare le parole si raggruppano in modo nuovo, acquistano significati speciali, si dispongono con trasposizioni talvolta audaci. Questa apparente contorsione del periodo sembra essere congenita al metro barbaro, invece è congenita al pensiero. Le forme della nostra lirica italiana non avrebbero avuto dimensioni e forza per accogliere questo nuovo stile senza perdere della loro linea naturale, invece il metro barbaro non solo l'accetta ma sembra quasi imporlo esso stesso.
Ma così nitido, così sicuro, così potente è il fantasma poetico, e per contro tanta grande la conoscenza della forze di ogni parola, che in questo nuovo stile Egli plasma di getto tutta la sua visione interiore e riesce con quello stesso inusitato senso e disposizione delle voci, a farci vedere questo interiore fantasma nitidamente nelle sue più lievi sfumature.