Molte volte però l'eccessiva estensione del pensiero lo costringe a frasi così sintetiche che richiedono una non comune coltura per essere intese, o un commento che potrebbe anche essere un trattato di storia, come nel verso ove dice, parlando di Roma:

Son cittadino per te d'Italia.

Altre volte certi fantasmi s'impongono per modo che Egli volendoli rendere così come li vede e sente, deve ricorrere a vere e difficili audacie di stile, come ove dice, ancora parlando di Roma:

Ecco, a te questa, che tu di libere

genti facesti nome uno, Italia,

ritorna, e s'abbraccia al tuo petto,

affisa ne' tuoi d'aquila occhi.

Questi e simili altri esempi che sarebbe molto facile raccogliere, non sono certo pregi, ma non si possono nemmeno chiamare difetti: sono quello che sono, espressioni che potranno piacere o spiacere, ma che sono il portato logico di un determinato atteggiamento del pensiero.

Dove formano un difetto vero è ne' suoi imitatori nei quali manca del tutto o in parte la ragione filosofica e lo svolgimento profondo che portarono il Carducci a improntare la sua lirica di quella forma.