quinci respingi e lor picciole cose:

Ma nel XXI d'aprile dell'anno MMDCXXX dalla fondazione di Roma, il Poeta con una felice continuità ricongiunge il tempo leggendario in cui Romolo, in quel dì sacro a Pale, segnò col solco le mura dell'urbe, al tempo moderno: disposando così la più squisita idealità coll'indirizzo pratico della nuova vita del popolo d'Italia. Perchè Roma all'Italia liberatrice addita, è vero, le colonne e gli archi, ma non con un senso esausto di gloria, non con uno sterile rimpianto del passato (vecchia e fatale nostra retorica) ma solo perchè da quelle memorie tragga gli auspici a forte vita avvenire:

gli archi che nuovi trionfi aspettano

non più di regi, non più di cesari,

non di catene attorcenti

braccia umane su gli eburnei carri;

ma il tuo trionfo, popol d'Italia,

su l'età nera, su l'età barbara,

su i mostri onde tu con serena

giustizia farai franche le genti.