Io penso che sia un'azione combinata della scienza con questo fenomeno dell'assurgere delle maggioranze alle funzioni autonome della vita, il quale fenomeno, dando ad un vocabolo vecchio un significato nuovo, si può chiamare democrazia. Ora la democrazia, non, ripeto, nell'antico senso storico, umano, cristiano; ma nel nuovo senso, cioè borghesia oggi, socialismo forse dimani (i due termini, sebbene nemici, hanno un legame di parentela storica e di dipendenza) come tende, per legge di conservazione e di espansione, ad impedire lo sviluppo e l'influsso delle forze preponderanti, invadenti del genio o dell'eroe, per la stessa ragione, involontariamente ma pure invincibilmente, è indotta a combattere questo concetto più di ogni altro individualista ed aristocratico che è Dio.

Ne rimane, è vero, il culto esteriore: ma nella sua sostanza cioè in quanto è morale rivelata da una legge superiore, eroica di sacrificio, designata come termine di perfezione, questo culto, questa fede non esistono più, e non diciamo nella pratica, ma solo nel sentimento.

A questo proposito il signor Nitti, noto studioso di cose sociali, in un suo discorso sulle condizioni presenti informato ad un ottimismo eclettico[19], dice: «Il positivismo, di cui anch'io sono seguace, ha spiegato le origini umane secondo l'ipotesi darwiniana; ma una dottrina puramente storico-biologica minaccia di diventare una dottrina morale e se ne abusa ogni giorno e male».

Io per me credo che le teorie positiviste non abbiano influito che a dare la sanzione ad un sentimento, ad un bisogno preesistente di morale, rinnovata su altre basi che non siano quelle della pura morale cristiana. Ed infatti questo avere subito intuito il lato positivo di una questione altamente scientifica ed averla così universalmente devoluta nella pratica della vita, mi sembra non piccola prova. Se poi in questa morale nuova v'è del male, o, per meglio dire, se gli uomini non seppero applicarla che male, cioè in quanto sembra rispondere a bassi istinti utilitari, il correttivo, a mio parere, non può venire che dalla conoscenza più perfetta delle dottrine positiviste; non da un neo-misticismo o da una fede che alcuni uomini pietosi e di buona volontà tentano o si illudono di riaccendere.

E per avere accennato a tale questione, alcuno mi potrebbe ricordare che anche il Carducci combattè il principio divino nell'inno A Satana.

Si può rispondere che, anche accettandone il senso filosofico, Iehova non rappresenta la mistica idealità di un Dio infinitamente buono, infinitamente misericordioso; Iehova è piuttosto la corruzione della pura fede, la tirannide umana del dogma e Satana è la ragione che combatte contro quella tirannide. Ma oggi anche Satana non ha più ragione di esistere. La sua missione è finita da assai tempo con la sua vittoria su Iehova.

Inoltre esso è un personaggio troppo eroico, troppo doloroso, sopra tutto troppo aristocratico e classico.

***

La scienza (il discorso mi vi conduce) al pari dell'arte è un fenomeno individualista; con la differenza che mentre l'opera d'arte conserva l'impronta del suo autore e rimane cosa sua, l'opera scientifica è per sua natura trasmissibile ad altri e, quel che più vale, si accumula con le precedenti.