il quale distico non è altro che una variante più triste di quel noto verso che chiude il sonetto a G. Mazzini:
Tu solo — pensa — o ideal sei vero.
In altre parole la sua arte ritorna con più dolorosa comprensione e convinzione al giovanile motto soggettivo, dedotto dalle iscrizioni sepolcrali romane Suis sibi fecit, cioè, come spiega Egli stesso, «questa tomba fece a sè ed ai suoi versi».
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Questa coerenza che è in lui nell'arte, è anche in politica.
Forse può sembrare un'affermazione audace; ma io ho tutt'altra pretesa che di far mutare l'opinione del pubblico; tanto più che sarebbe pretendere l'assurdo il volere che gli uomini depongano le loro passioni per giudicare serenamente un fatto che certo si presta a critiche acerbe e non benevoli. Io voglio solo dire ciò che credo vero, e credo fermamente che volendo e potendo dare uno spassionato giudizio, questa coerenza conviene ammetterla.
L'evoluzione monarchica del Carducci sotto un certo punto di vista si potrebbe considerare come fatta a posta per indicare con un mutamento politico reciso un dissidio antico fra lui e l'universale: dissidio che si veniva sempre più accentuando per la maturità dei tempi, e che Egli, per quanto lo avesse voluto, non avrebbe potuto togliere in sè perchè sarebbe stato necessario mutare sostanzialmente la sua natura ed il suo genio.
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Data l'indole de' tempi e la natura dei due ingegni, come trovo coerente l'evoluzione del Carducci, così mi sembra naturale quella del De Amicis, anche considerandone il solo lato artistico. Questo conosciutissimo scrittore (e il suo passato e la sua coltura lo dimostrano) è recente alla vita del pensiero. Egli, per usare di un paragone, certo è feconda pianta, ma di brevi radici e per vivere deve necessariamente assorbire la linfa alimentatrice alla superficie del suolo: in altre parole la sua opera artistica è determinata dalle condizioni generali dello spirito dell'epoca ed è quindi più che naturale che lo segua nel suo nuovo indirizzo.
Egli deve aver sentito che se si fosse voluto svolgere in un senso contrario a quello cui l'universale crede e tende, avrebbe trovato impedita la via. Questa, anche prescindendo dalle possibili convinzioni individuali, è una delle cause della vera evoluzione del De Amicis. Forse gli si può fare rimprovero di essere stato il primo; ma è verosimile che fra gli scrittori non sia nemmeno l'ultimo.