Per il Carducci invece è il contrario. Egli per vivere nell'arte, non ha bisogno di bere alle mal note fonti della vita presente: Egli è quercia secolare e quanto avanza pel cielo il tronco e le mirabili fronde, tanto sotterra spandonsi le sue radici. Molti secoli visse la sua anima, di molti fatti umani Egli assimilò l'esperienza e la sapienza perchè si possa mettere allegramente nella schiera degli innovatori e dei facili profeti della felicità del domani; e, forse, troppo s'indugiò nel giardino delle Muse di cui parla Platone, di troppo amore amò cose di cui a stento oggi si ricorda a pena il nome, perchè possa essere inteso dagli uomini nuovi e questi lo possano intendere.

Contro la verità dell'oggi, determinata dalle mutevoli correnti dello spirito pubblico, Egli oppone una verità maggiore, immanente, desunta dalle leggi storiche ed umane e si mette in uno stato di opposizione che non è tanto nel suo deliberato proposito quanto nella sua natura.

Così, ad esempio, la propaganda per la pace universale è tutt'altro che un'utopia: già al nostro tempo le utopie vere non attecchirebbero, ma risponde a ben conosciute tendenze economiche e sociali: ora per il Carducci il riconoscere, forse, l'opportunità di questa agitazione non è argomento sufficiente per accettare come assoluto un principio che pur troppo sembra contrastare sì con le leggi storiche come con le leggi biologiche. La sua mente, come già dissi, non si può fermare ai fatti parziali; bisogna che risalga alla ragione prima, al principio fondamentale, e scrive una delle sue odi più pensate e lavorate all'idea storica della guerra. Voce inopportuna e non adatta certo ad acquistargli popolarità: ma per lui l'opportunità sta ne' suoi convincimenti e tutta la opposizione del mondo non basterebbe a far tacere la sua voce.

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In una parola si può dire che lo spirito pubblico non ha agito sul Carducci che, o negativamente o come stimolo all'opposizione: tutta la sua opera di arte risente lo spasimo della produzione autoctona, e di questo fatto la più parte dei lettori ben s'accorge ma non sa rendersene chiara ragione fuorchè dicendo che le sue poesie non sembrano spontanee come quelle di altri poeti; mentre se v'è lirica fusa di getto, questa è la lirica del Carducci.

Tali condizioni speciali d'animo e di coltura danno al suo genio un impeto di passione profonda, a cui risponde benissimo la forma lirica; ma nel tempo stesso gli tolgono la facoltà di studiare con oggettiva indifferenza e come pura materia d'arte i vari elementi di cui si compone la vita contemporanea; e questa è forse una delle cause per cui Egli non ci diede nè ci darà, molto probabilmente, nè il dramma nè il romanzo.

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L'arte del Carducci nella letteratura italiana modernissima giganteggia solitaria.

«Il Carducci è uomo d'altri tempi» — esclama un giovane scrittore[21] in un suo libro di critica per alcuni lati pregevole; ed io riporto volentieri questo giudizio non per valore di verità che contenga, ma perchè rende abbastanza bene l'opinione di molti — «non sa respirare il flusso d'idee nuove che l'ultime nevicate letterarie ci àn soffiato da settentrione.» Ed un noto commediografo scrive in quest'anno a proposito del concorso drammatico ministeriale: «Povero Carducci! Lo vorrei ben veder io giudice alla lettura di una o più commedie applaudite o fischiate, egli che da anni non frequenta un teatro di prosa, e non conosce una sola commedia moderna» — e più innanzi — «noi vogliamo per differenti ragioni escludere (dal giurì del concorso) tutti quei letterati puri, i quali del teatro moderno e della salutare evoluzione cui va soggetto, non sanno nulla e mostrano di non saper nulla».

O egregi e strenui giovani della dimostrazione dell'11 marzo '91, quando voi proclamaste «Il poeta e il letterato tutti ammiriamo,» molto verosimilmente diceste cosa di cui non avevate piena convinzione.