Egli sembra essere compendio e termine di questa divina arte del canto quale sino ad ora venne intesa, cioè come rispondente con armoniche forme ai nostri bisogni estetici ed ai nostri fantasmi.

Se poi per il tempo avvenire il sentimento fantastico, appassionato degli uomini, cioè il soggetto della poesia, avrà bisogno di rivestirsi di parole e di ritmo, io non so: tuttavia oso dire che, supposto che ciò sia, le forme liriche e l'arte quali furono sino ad oggi e che nel Carducci assumono l'espressione più sintetica ed acuta, non potranno più sussistere e dovranno rinnovarsi totalmente.

Così intendendo, con una rigida e stoica visione del vero e con la consapevolezza interiore del punto che Egli stesso avrebbe dovuto segnare nell'arte, scriveva sino dal '74[22] «La poesia oggigiorno non è più la produzione immediata o mediata del popolo, nè elemento di civiltà per la nazione, nè un bisogno estetico della società, nè instrumento di rivoluzione o mezzo di rinnovamento».

Egli fu logico sino alla fine e con la sua arte fornì la maggior prova di questa verità.

***

Per tale modo l'anima del Poeta varca il suo viaggio. Egli passa come cavaliere stoico e disdegnoso in mezzo alla turba e tende al fine ove la ferrea logica del suo pensiero e delle cose lo conduce. Passa in mezzo alla grave e immota folla dei dotti, fra il chiassoso seguito dei monelli dell'arte, attraverso l'indifferente aprirsi del volgo; e non verso l'avvenire, o Poeta, ma

A la scogliera bianca della morte.[23]

Anch'essa un avvenire!

CAPITOLO VI.
Giosuè Carducci e l'ora presente.