Domanderà alcuno: Quando principia propriamente il Carducci a divenire monarchico?
In una lettera al Resto del Carlino (11 maggio '93) scrive: «Io di educazione e costumi repubblicano (all'antica) per un continuo svolgimento di comparazione storica e politica, mi sentii riattratto e convertito ingenuamente e sinceramente alla monarchia, con sola la quale credo ormai fermamente possa l'Italia mantenersi unita e forte». E il Corriere della Sera riproducendo questa lettera, dice che in essa il Carducci afferma ora nettamente la evoluzione politica compiuta nel suo pensiero.
Ma in verità io penso che queste parole, dette per incidenza, siano una concessione alla opinione pubblica; null'altro. Evoluzione propria e vera di lui non ne avvenne e senza che ciò gli sia di merito, non ne poteva avvenire. Fu piuttosto il tempo, furono le cose, come ho detto in principio, che si svolsero in modo da determinare questa specie di conversione che non sarebbe apparsa se i fatti e le idee avessero seguito un altro corso.
Mi sembra dunque inutile l'insistere su di un'epoca determinata alla quale non corrisponde un determinato e sostanziale mutamento.
Ma oggi che negli scritti di critica si costuma di raccogliere la maggior quantità possibile di documenti e si vagliano e si discutono consumando spesso gran parte del libro in un lavoro, per mo' di dire, di retroscena o di appendice, molti forse diranno che io avrei dovuto fare una raccolta ed un esame comparativo e cronologico di quegli scritti in cui il pensiero politico del Carducci si viene a mano a mano modificando, sino a che riesca naturale che Egli si affermi convertito alla monarchia.
Concedo che un simile studio possa valere per dimostrare il progressivo adattamento, ma non credo che convenga all'indole del libro ed al metodo seguito; oltre a ciò mi sono trattenuto per timore che insistendo troppo su di una questione più che altro di apparenza e di forma, questa venisse confusa con la questione sostanziale: giacchè il concetto informativo del presente lavoro fu, come già dissi, di persuadere il lettore benevolo che nelle opere maggiori di lui stanno tutti i germi e le cause della sua evoluzione, e non è necessario ricorrere o a sottigliezze o a documenti speciali: in altre parole che dato il genio e l'indole dell'uomo, data la natura dei tempi, la sua fede monarchica viene di conseguenza e non implica alcun nuovo convincimento.
Altri con più giusta ragione, mi potrebbe domandare perchè io non faccia nè meno cenno dell'Eterno femminino regale, e delle sue varie manifestazioni.
Certo è un'ommissione grave, ma più in apparenza che nel fatto. Questo nuovo sentimento che si inizia con l'ode Alla Regina[24] forse ha avuto un certo influsso nell'affrettare la conversione; ma non tanto a motivo di questo sentimento in sè, spiegabile per l'indole sua punto partigiana e cavallerescamente gentile nella apparente rudezza[25], quanto per l'acerba critica che gli fu mossa; la quale, per avventura, fece sì che uomini prima con lui concordi ed acclamanti, al solo primo urto gli si svelassero nel loro vero essere.
Credo anche che lo sviluppo dell'Eterno femminino regale abbia contribuito a rendere troppo acute, stridenti, eccessive alcune affermazioni in proposito, le quali offesero non solo gli avversari, ma anche a molti che del Poeta erano e sono ammiratori e benevoli, non piacquero.
Ma dopo aver fatto questa concessione, non mi sembra il caso di insistere più oltre su di un fatto che ha un valore molto trascurabile rispetto alla principale questione.