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Se nei capitoli precedenti io sono riuscito a rendere intelligibilmente il mio pensiero, può oramai chi legge intendere di per sè quale valore e significato abbia questa conversione monarchica e come di necessità siasi originata. Tuttavia mi piace insistere in modo più particolare e dedurre quelle conclusioni e quei giudizi che vengono fuori da questo contrasto fra l'illustre uomo e l'ora presente.

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Il lettore probabilmente ricorda la chiusa dell'ode il Piemonte[26]. In essa, con una di quelle visioni che da noi modernissimi non possono essere del tutto intese e gustate perchè dell'epico e del veramente fantastico, quale è in quella chiusa, abbiamo perduto o almeno di molto attutito il senso; in essa, dico, il Poeta imagina che lo spirito di Carlo Alberto, il re per tant'anni bestemmiato e pianto, salga a Dio scortato da un volo d'ombre eroiche; e dicono:

Anch'egli è morto come noi morimmo,

Dio, per l'Italia. Rendine la patria.

A i morti, a i vivi, pe'l fumante sangue

Da tutti i campi,

Per il dolore che le regge agguaglia