Ne ricorderò un'altra; quella di Felice Cavallotti, e prego chi legge a non mi volere frantendere. Certo io posso sembrare, e sono in fatto, più congiunto all'antico che al nuovo; ma il pensiero, appunto perchè non lieto ed intento ad una spassionata ricerca della verità, non trova forza nè modo di essere satirico o di trafiggere alcuno con le abusate arti dello scrivere.
Il Cavallotti, il quale è certo una delle poche figure del partito repubblicano storico che sia giunta sino ad oggi integra e combattente, dopo i noti scandali bancari bandì, a nome suo e de' suoi, un manifesto (3 dicembre '93) ove richiama i cittadini e gli uomini politici al sentimento della morale, del dovere e dell'idealità della patria; ed accenna ad un ordine di riforme tributarie ed amministrative tale che valgano a dare alla patria stabilità politica e benessere di vita sociale. Bisogna però aggiungere che queste proposte e queste riforme per quanto coraggiose ed organiche non escono dall'ambito della legalità e sono tali che un conservatore liberale e libero da preconcetti e da odi, può sottoscrivere; in altre parole stanno entro i limiti di un equo ed ideale ordinamento della società borghese quale oggi è o sembra essere esteriormente.
Ora il signor avv. Filippo Turati, uno dei più autorevoli e nitidi espositori italiani delle dottrine socialiste, nella Critica Sociale del 16 dicembre, a proposito di questo manifesto e del Cavallotti scrive fra le altre cose le seguenti: «Questa leggendaria logorea di morale, bandiera, sociali giustizie, popolo, che non tocca una sola delle cause dei mali presenti, è ben la fioca voce di un revenant del 48, voce che non ha in nulla l'accento, la vibrazione dei tempi, delle cose, dei bisogni dell'oggi.»
È questa un'affermazione assai grave e che dimostra il tormento dell'ora presente e la tensione a cui è giunto il dissidio; tuttavia bisogna saperne grado all'autore per avere messo le cose al loro posto.
Si richiedono però alcuni commenti.
Anzi tutto conviene constatare un fatto. L'attuazione di questo e di simiglianti programmi sovente banditi dai più autorevoli e degni superstiti del partito repubblicano storico, richiede ed implica necessariamente nella odierna società un complesso di energie, di convincimenti e di virtù che sembra che più non esistano. Il persistere stesso del male dimostra che vi è una vera incompatibilità fra il rimedio e lo stato patologico dell'organismo sociale quale è oggi.
Sotto questo punto di vista il signor avv. Turati constatando la inefficacia del detto rimedio, è strettamente logico, e secondo i suoi intendimenti, ha anche ragione di rallegrarsene.
Ma questa non è che una parte di ciò che a me sembra essere la verità. L'altra parte della verità è che il partito repubblicano classico o storico non si può accostare al socialismo scientifico perchè questo implica in sè la ruina di qualche cosa di storicamente superiore ed intellettualmente aristocratico, in cui sta la ragione di essere del detto partito repubblicano.
Questo qualche cosa di superiore dovrebbe anche essere anima e nervi della borghesia; ma invece di essere tale decade molto rapidamente, e decadendo a mano a mano segna come indice il formarsi ed espandersi del partito nuovo: e decadendo lascia un terribile vuoto morale nella società borghese, dal quale vuoto proviene il fatto che la difesa che la detta società fa di sè, diventa sempre più materiale ed a conservazione di beni materiali: lieve riparo o scorza contro cui i socialisti urtando fanno sentire con allegro sprezzo come risuoni a vuoto, e dicono che non fa nemmeno bisogno di abbatterlo; cadrà di per sè.
Da questa dolorosa contraddizione che nol consente, anche proviene che gli ultimi superstiti di quel partito repubblicano storico, che non potè fiorire e per il suo elevato concetto e per mancanza di forze etniche, o si addossino al presente ordine sociale costituito nella speranza di infondervi nuova anima, nuovo sangue, idealità, senso della propria conservazione, come il Carducci; o rimangano sospesi come il Cavallotti; o si ravvolgano nella propria saggezza come il Bovio, o si agitino tremendamente, perchè sentono che il terreno è da per tutto minato, come l'Imbriani.