Intanto nell'oscillare fra questi due opposti eccessi il senso della proprietà vera, legittima, come quella che è prodotto esiguo, ma santo, ma caro dell'onesta attività dell'individuo, si perde; e fatalmente si dovrà perdere quella poca ma vera felicità che consiste nell'affetto e nell'uso delle cose proprie. La quale non è soltanto felicità individuale, ma è fonte di saggezza, di pace, di parsimonia e di bontà nel senso della conservazione della famiglia.
La guerra alla proprietà falsa e soverchia trasse seco anche la guerra alla proprietà vera e buona; e supposto che questo nuovo ordinamento economico si avveri nel modo e nel grado che si dice e si vuole, dovrà produrre anche un rinnovato ordinamento morale, in cui molte cose buone e care andranno sventuratamente disperse.
Anche il ceto della borghesia media o cittadina che può sembrare la classe più sana e più resistente, ha perduto moltissimo della sua forza conservatrice.
Anzi tutto essa pure si venne spostando e disorganando economicamente per forza del movimento accentratore del capitale; così che da proprietaria di modeste e care fortune che essa era, si trovò, per citare il caso più blando, a poco a poco alla mercè degli impieghi, dei commerci e della conseguente vita randagia; poi anche quella parte che si è potuta conservare integra e fedele agli usi, alla morale, agli studi, agli affetti, risente l'influsso di questa dissoluzione che non si sa dove sia propriamente, ma è diffusa dovunque come l'aria che si respira. Inoltre battuta in breccia senza tregua dalla gente nuova la quale fa balenare bandiere di ogni più ardita rivendicazione e innovazione; priva dell'appoggio e dell'esempio delle classi così dette dirigenti; avvilita da una certa fatalità che è nelle cose, sente sin da ora che sotto i suoi cardini di resistenza il terreno le cede; e insensibilmente si sposterà sempre più verso il nuovo quasi senza avvedersene se non quando il passaggio sarà avvenuto anche nella sua parte esteriore.
Concludendo su questo proposito, si può dire che mentre le classi dirigenti ed organiche della borghesia alta e media vanno perdendo il senso morale della propria conservazione, la misura e il modo della difesa e partecipano esse medesime di non so quale dissolvimento, dall'altro lato l'infinito numero dei lavoratori, dei diseredati, dei malcontenti che il capitale accentrandosi esprime e produce, con un mirabile accordo oltre ogni confine di nazioni, muove serrato alla conquista di ciò che è o si presenta sotto l'aspetto della giustizia, del diritto, del benessere.
Rimarrà il banchetto umano lauto per tutti, ovvero, ridotte le porzioni, si accorgeranno i nuovi venuti, essi per i primi, che ben di poco si avvantaggiarono? Cioè non avverrà forse che questo più raffinato senso che è universale, questo più intenso bisogno di partecipare ai godimenti della vita (oltre i giusti limiti della vita fisiologica) non trovino la possibilità di equilibrarsi con la maggior dose di benessere economico che sarà concedibile, e perciò, rimanendo lo squilibrio, rimangano le cause del male e del malcontento? Ma in verità ogni prognostico di ciò che sarà la società dell'avvenire col fondersi di questi vari elementi è assolutamente prematuro e fallace.
V'è però un fatto che mi pare indubitabile e di cui oggi stesso si vedono segni manifesti, cioè che un equilibrio ed un assetto stabile in questo futuro allargamento e partecipazione dei benefici sociali a tutti gli uomini, non sembra possibile senza ammettere un tipo medio umano entro cui di buona o di mala voglia bisognerà costringersi; e forse in questo adattamento al nuovo ambiente, in questo rimpicciolirsi del tipo umano chi sa che non si trovi il modo di essiccare le sorgenti di quel genere di dolore che proviene dalla meditazione, dall'ingegno e dalla filosofia.
In questo che io dico vi sarà alcuna parte di eccessivo, ma è certo che se all'organismo sociale in formazione sono di impedimento gli individui accentratori di moltissima ricchezza e di molte energie umane al proprio servizio, non è meno vero che, sotto un altro aspetto, anche le vere individualità dell'ingegno, essenzialmente indipendenti, preponderanti, bisognose di foggiare il mezzo che le circonda della propria impronta, devono riuscire pericolose od inutili; come deve anche riuscire inutile ogni studio, ogni arte, ogni meditazione che contenga un eccelso godimento o perfezionamento non partecipabile all'universale.
Così ad esempio supponiamo che ai giorni nostri comparisse un uomo il quale avesse tutto lo spirito apostolico, tutte le meravigliose energie psichiche di Gesù Cristo, e che quest'uomo senza alcun misticismo ultra terreno, ma su le basi di un'idealità umana altissima trovasse modo di stabilire in terra il regno della possibile felicità per tutti e di eliminare le cause di ogni ingiustizia e di ogni patimento per tutti. Ebbene quest'uomo, nella migliore delle ipotesi, troverebbe scarsissimi apostoli e seguaci: giacchè supponendo anche che la sua dottrina fosse così perfetta che l'arma della critica non la potesse nemmeno intaccare, per ciò solo peccherebbe che la maggioranza degli uomini non potrebbe assolutamente intenderla ed applicarla.
Che se i fondatori di religioni poterono stabilire e fare accettare dalle moltitudini come pietre angolari del loro edificio alcune massime di una morale superiore o extra umana, vi riuscirono solo perchè si valsero del terrore d'oltretomba e della volontà divina per loro mezzo rivelata. Ora questi mezzi mistici non commuoverebbero che pochissima gente; ed è per questa causa più che logico, non certo consolante, che l'umanità, ammaestrata e fatta scettica da secolare esperienza e da maggiore conoscenza scientifica, rigetti, scarti senz'altro ogni dottrina, ogni morale, ogni felicità che sia superiore alla capacità ed alla attuabilità delle sue forze medie e che per questa sola ragione le trovi erronee.