Per l'appunto in quel punto la donna dalle braccia nude recava un coniglio nero, penzoloni per le orecchie. Una specie di crisma sanguinoso e mortale era segnato fra le due orecchie. Il coniglio fu collocato dalla donna in una gabbia dalle forti sbarre di ferro, dove si mosse vivacemente, anzi si mise subito a mangiare. Il dottore vi incollò un cartellino con la data: 28 novembre 19.., e disse: — Se lei, professore, viene qui, tra otto giorni, vedrà questo coniglio che non si muove più, che non mangia più. Se invece mettiamo in gabbia un altro coniglio, inoculato col cervello del suo topo, da qui a quattro mesi lei lo trova ancora vispo, allegro, come è questo qui, adesso. Io ne sono convintissimo; ma matematicamente, scusi, matematicamente, io come scienziato non lo posso dire, e lei non lo può pretendere.
— Quando le cose stiano così, — disse il professore Fulai, — facciamo la prova matematica, così io, dopo, sarò anche più tranquillo....
— Benissimo, ed io farò innestare un bel coniglio, — disse il dottorino.
— Io la ringrazio della sua gentilezza, e mi abbia per iscusato se mi sono espresso un poco vivacemente.
Il dottorino accompagnò il Professore sino alla porticina di servizio: lì attese che il Professore varcasse il cancelletto del giardino. Al quale limitare come il Professore fu giunto, si voltò e fece un bel saluto col cappello; il dottorino dal limitare fece, alla sua volta, un altro bell'inchino, e la porticina lentamente si chiuse.
*
Il professor Fulai camminò da prima speditamente. Era nella via di circonvallazione: dai grandi plàtani cadevano a terra le foglie, secche, gialle.
Allora per la prima volta Fulai guardò le foglie secche che si staccavano dai plàtani, e un verso, come il cavalier della morte, sbarrò il passo a Fulai in mezzo al viale.
Era un verso d'Omero:
A che dimandi del mio lignaggio?