Qual delle foglie, tale è la stirpe degli umani....
Egli, Fulai, conosceva la questione omerica, ma solamente quel giorno trovò che Omero aveva un contenuto diverso dalla questione omerica. Omero, con i suoi occhi spenti, gli sbarrava la via. Strano! Omero, che non è mai esistito, sbarrare la via!
A che dimandi del mio lignaggio? Qual delle foglie, tale è la stirpe degli umani.
“Tutti senza nome, allora? Tutti come le foglie, allora? Le foglie, le foglie! Cumuli di letame diventan le foglie; poi altre foglie nuove, come dice Omero.„
E le rinnova
la frondeggiante selva in primavera.
“Ma io sto bene come sono: non voglio rinnovarmi, io!„ E ricordò gli antichi monaci che, già vivi, buttavano via il loro nome. Tutti senza nome, come le foglie. Anche Dante quando bussò al monastero, non disse suo nome.
*
Ma a casa, il professor Fulai era aspettato.
Il giovane professor Leviathan, assestatuzzo della persona, ma badiale intelletto, era la sua pianta spirituale: era stato inviato a Madrid donde aveva riportato tre varianti di un codice; era stato a Berlino, dove aveva arricchito la propedèutica dantesca con il contributo su la trìsava di Dante, Dante's Urgrossmutter. Leviathan differiva da Fulai forse in questo, che Fulai nei ponderosi volumi si trascinava sempre il paludamento delle eleganze cinquecentesche, mentre Leviathan procedeva scientifico e perfettamente ostrogoto.