Era una stanza grigia, gelida, con tutte gabbie di ferro all'intorno: in ogni gabbia c'era un coniglio o una cavia; tutti, tutte, con quel crisma sanguinante sul cranio.
— Ecco, signore, questo qui comincia, disse la donna.
— Che cosa? Comincia che cosa?
— La paralisi. Vede? — Ed essa, con un bastoncello fra le sbarre, sollevava la bestiola giacente; ma questa non poteva star ritta e ricadeva pesantemente. — Quest'altra qui comincerà domani, — proseguiva colei metodicamente.
— Ma se mangia!
— Mangia, ma vede? Vede che non corre più? Oh, buttiamo via questo.
(C'era in una gabbia un coniglio stecchito, che faceva da pavimento ad un altro, sovra accovacciato.)
— No! no! — disse Fulai. — Quello vivo può uscire. Poi non temete voi che vi morda?
— Ci sono abituata, — disse la donna, e introdusse il braccio nella gabbia, e ne tolse quella cosa stecchita e arruffata, che buttò su di un mucchio di segature.
Quella donna gli parve più coraggiosa di Marfisa, di Camilla.