— E il mio coniglio?

— Ecco qui il suo coniglio.

— Ah, il mio coniglio, — disse Fulai distratto sino allora da tutti quegli istrumenti di vita e di morte. — Il mio coniglio! Dio! ma se è accoccolato là in fondo come gli altri! — esclamò rabbrividendo.

— Sì, ma vede che begli occhi, che bel pelo liscio? E poi guardi: Pipin! È il più bello della conigliera, e lo chiamiamo Pipin!

E toccatolo appena col bastoncello, il coniglietto si mosse, tutto vivacemente.

— Mangia! — esclamò Fulai pieno di ammirazione e di felicità.

— Guardi: non ha più crusca.

Fulai respirava benone. Vedeva il suo coniglio con le orecchie ritte, e invece tutti quegli altri conigli si stavano con le orecchie storte, mogie, tutti arruffati, orribili, immoti.

— Muoiono così?

— Così.