— Bene? Basta che lui si presenti e con il solo sguardo li calma. Come fa? Non so. È un fascino. Non parla mica, non ragiona mica! Ma, così! Certe volte mi pare un commediante. Glielo ho detto, sa? Ma lei è un gran commediante, un grande impostore. Ah sì? risponde. Ma non capisce mica.

— È bello?

— Pare un nazzareno: ha due grandi occhi, socchiusi, velati. Ma quando li apre, pare che ci sia dentro una fiamma; e quando impone le mani, pare che abbia come una forza per calmare quel tremore, quell'ansia, quell'angoscia che loro, poverini, hanno di dentro. Io gli dico: Perchè quando lei perde tutti quei soldi al gioco, non è buono di stregare le carte? Ride. Le donne ammalate, poi, gli vanno sotto come cervi alla fontana. Ma dopo un po' che è stato con gli ammalati, vien da me e mi dice: — Vada, vada lei; non voglio mica diventar matto io.

“Dottore, dottoraccio, quel dottoraccio maledetto, quando viene? Oh, se venisse!„ e stan lì ad aspettarlo. Aspetta bene! Io credo che non si ricordi nemmeno, in certi giorni, di avere lassù degli ammalati. Chi deve rappezzare poi tutto, sono io, con tante storie, con tante invenzioni. Appena viene glielo dico: O lei fa quello che deve fare, o io me ne vado. Si ricordi che la responsabilità è sua: questa casa è sua, sa? Mettere una povera donna come me in mezzo a tante responsabilità. E poi tutte le bugie che mi fa dire.... Una vergogna! Be'. Se ne ha per male lei? Così se ne ha per male lui.

Domandai che cosa dicesse quel dottore agli infermi.

— Mah? Delle volte dice anche cose da galera.

— Per esempio?

— Per esempio è capace di dire con quelli che stanno meglio: Ma ci crede lei alla cura? Lei è guarito perchè non era ammalato. Capace di dire, lì in sala, quando ne viene uno nuovo: Ecco un altro merlo! Ne vuol sentire una? Nelle finestre alte ci devono essere le inferriate per evitare le disgrazie. Erano due o tre mesi che glielo dicevo: Dottore, faccia mettere le inferriate: può capitare una disgrazia. Badi che ci può andar di mezzo lei. Macchè! C'era allora ricoverata nella villa una povera signora, dico povera benchè avesse non so quanti milioni. Era lei e suo figlio. Non so quante case di salute avessero girato. Lui, il figlio, stava all'hôtel e veniva tutte le mattine: “Come sta la mamma?„. “Eh, lo stesso.„ Faceva un giro sui tacchi, lui e il suo avana. E il giorno dopo era ancora su, in automobile: Come sta la mamma? E dietro-front. Un giovanottone grosso, sempre inappuntabile nel vestito, che non rideva mai, che parlava mezzo forastiero. Impossibile capire cosa avesse di dentro.

— Ma non si vedevano madre e figlio? — domandai.

— Qualche volta, ma di rado. Lei, intanto, era oramai impassibile a tutto; e lui, lui forse aveva finito coll'abituarsi. Tirava fuori dei gran chèques, come niente fosse. Pareva un po' stupido: ma oramai aveva cominciato a capire l'andamento della casa, e brontolava contro il dottore. Io avevo un bel dire, io, in difesa del dottore. Faceva certi Uhm! di cattivo augurio. Ma magari me la avessero portata via quella donna.... Ci volevano altro che chèques! Ci volevano i santi. Non c'ero che io capace di resistere con lei.