Guardai ancora quel giovane, e mi venne a mente Leonardo da Vinci quando paragona gli uomini volgari a un sacco dove si riceva cibo e donde esca.
— Ragazzo mio, — disse la signora, — tutti i milioni non contano niente in certi casi.
— Li vorrei aver io, — disse lui.
— Perchè tu non sei ammalato, — disse la signora.
(Io guardai quel giovane che agli occhi di tutti era sano. Pensai al Kaiser che è sano e spinge milioni di uomini alla morte.)
La signora disse a me:
— Tutto il giorno, tutta la notte era questa solfa: domani muoio, domani sono morta. Voglio la luce, voglio la luce, voglio il sole, il sole. Abbiamo fatto mettere delle lampade ad arco. Macchè! Voleva il sole. Quando si alza questo sole? Come fare a far alzar il sole? Voglio la primavera, i fiori. I soldi che abbiamo speso in fiori! Ma appena li vedeva, diceva che erano per farle il mortorio. E fuggiva con orrore. Sa che a volte io piangevo dalla disperazione? E dirle: ma riposi un po', signora. Si metta un po' quieta. Così non capisce che si rovina la salute sul serio? Macchè! Macchè! Sempre quel ragionamento: domani sarò morta. Tutti, signora, — le dicevo, — domani possiamo essere morti, io come lei, eppure io dormo, io mangio, io penso a tante altre cose. “Perchè lei è pazza!„ mi rispondeva lei.
— E il dottore? — domandai.
— Niente. Le dia delle pillole di morfina. Pensi che lei stava attenta, che sentiva attraverso i muri. Voi, lo so: mi volete avvelenare. Ma no, signora! Ma se ho inteso io! Una disperazione! Farle fare un bagno, farle mutare di biancheria era una battaglia. Perchè? Ah, mi volete lavare perchè domani mi volete seppellire. Lo so. Ho inteso. Veniva il domani. Vede che non è morta, signora? Imperterrita: Domani! Un giorno, per nostro consiglio, lui, il figlio, condusse su una sarta per farle prendere la misura di una “toilette„ per quando sarebbe guarita. Cominciò a dare in ismanie. Era la veste per la bara. La sarta scappò via. Appena andata via, Vedete, — diceva, — che facevate apposta? che sapete anche voi che domani devo morire. Telefonata di urgenza. Torna su la sarta. Prende la misura. Dopo due giorni, porta una magnifica “toilette„. Ma poi, invece di vederla vestita, la vedo tutta occupata a tagliare a pezzettini il vestito.
Una mattina non la trovo nella sua camera. Mi viene un convulso anche a me: come un presentimento. Cerco, domando. Nessuno l'ha vista. Corro, giro tutta la casa: niente! Mi viene un pensiero: vado e vedo la porta della scaletta, che mena agli abbaini, aperta. Chi ha lasciata la porta aperta? Dopo un po' che sono lì su la scala, che mi treman le gambe, sento qualche cosa come un ciac! enorme. Poi più nulla. Qualcosa è caduto dall'alto. Quel ciac mi si fa grande, grande: lo sento ancora. Sento grida. Vengono a chiamarmi: Mio Dio! ah, Madonna! la matta si è precipitata dall'ultimo piano. L'inferriata! Ma è da un anno, da un anno che io dico al dottore, voi potete testimoniare: alle finestre alte bisognava mettere le inferriate. Vedo la signora distesa sul pavimento di marmo davanti alla villa. Qualche ultimo tremito, qualche goccia di sangue qua e là. Presto, presto, — dico, — avvenga quel che vuole avvenire. Ma via quel corpo di lì. Per gli altri ammalati, capisce? per la gente che arriva. Vado al telefono: Presto, presto, dottore. Non posso spiegare. Mando un infermiere giù in bicicletta. Lascio appena il telefono, che sento un'automobile che arriva. È lui, il figlio. Lo trovo lì, come di solito, davanti alla villa, col suo sigaro in bocca, che andava tranquillo su e giù. “Come sta la mamma?„ Io non so più cosa è nato, cosa ho detto, quanto tempo è passato. Ho provato a mentire: “Dorme.„ “Non è vero, — mi risponde, — la voglio vedere.„ Noti che non diceva mai così. “Non si può„ dico io. “Allora, — dice lui, — è successa una disgrazia.„ Pareva che lo sapesse. Quella figura di imbecille mi faceva pietà. Ad un tratto si scaricò come un automa che ha dentro una molla serrata che si disserra: “La mamma, la mamma, la voglio vedere, voglio vederla. Voglio condurla via. Farabutti, farabutti tutti. Anche lei! È tutto un imbroglio qui, lei, il dottore. Verrò su coi giudici. Vi farò mettere in galera.„ “Farà quello che vuole! Ma adesso venga via di qui„ ho gridato. Soffocavo, capisce? “Ma non cammini qui, ma non vede?„ E lo portai via di lì, dove camminava. Allora guardò: divenne pallido. Lui camminava sul sangue di sua madre. Poi istintivamente guardò lassù dove c'era l'occhio nero spalancato della finestra. Io non ebbi la forza di guardare e chinai la testa: sì. Rimanemmo tutti e due così.