— Nessunissimo. Milano è da vero troppo grande per la mia piccola persona e mi vi trovavo a disagio; a Reggio, invece, ho la mamma, ho i parenti e qui chi conosco io? chi si cura di me? chi mi vuol bene?

— Troppo giusto, troppo giusto, signorina.... — poi cominciò a grattarsi la testa, poi si levò di scatto in piedi facendo tintinnar gli sproni, poi levò dal fondo delle tasche il cronometro con tanta forza che oramai ne strappava la catena.

Sacrebleu! le cinque e tre quarti, e il generale che mi attende in quartiere: buona sera, signorina!

— E non pranza? — domandò la signorina Y***, levando in su i suoi belli occhi meravigliati.

— Non intende? Mi aspetta il generale....

— Ma allora poteva far a meno di venire....

— Me ne sono dimenticato.

E ganciatasi la sciabola, inquadrò alla signorina Y*** un saluto che rispondeva alle più rigide prescrizioni regolamentari.

*

Il signor X*** non è più tornato al restaurant Il cameriere ha detto alla signorina Y*** che il mattino seguente aveva domandato il conto e lo avea saldato.