Il pensiero di essere proprio solo, senza difesa, senza pane, con degli esserini piccoli, lontani, che egli avrebbe dovuto difendere e mantenere, questo pensiero, dico, gli si attanagliò come una morsa al collo, così forte che gli spalancava le fauci.
Se non un aiuto, almeno un conforto per non restar solo con quella idea orribile di essere abbandonato da tutti come in un deserto! E gli uomini erano tanti, tanti attorno a lui!
Tutti gli dicevano di presentare una domanda e poi di tornare. Tornava e gli dicevano di ripassare ancora.
Ebbene, pazienza; egli era ben venuto per quello; ma ciò che lo angustiava di più era il vedere come tutti rimanessero indifferenti quando raccontava le sue disgrazie. Stavano lì ad ascoltare come se le sapessero di già a memoria; come se fosse stata la storiella della vispa Teresa!
E così tristamente considerando, gli balenò alla mente il nome di un uomo che nei giornali, ne' comizi, dovunque, aveva inteso a tuonare contro tutte le ingiustizie della società; additare sicuro le vie dell'avvenire; bandire nuova fede di verità, di amore, di luce per tutti i diseredati del mondo.
Non lo conosceva, ma non importa: “Andrò da lui, — pensò, — mi ascolterà pure„.
Aspettò sotto un portico che fosse trascorsa l'ora della colazione per non disturbare quel signore, giacchè anche lui presumibilmente doveva far colazione in quell'ora come ogni altro borghese o mortale.
Una buona donna in una edicola di giornali, tutta intenta a vuotare un bel pentolino di zuppa, gli indicò dove stava quel signore.
— Oh, in casa non c'è quasi mai, — gli dissero. — Provi un po' alla redazione del giornale.
Andò là. C'era, ma avea un gran da fare: tuttavia lo introdussero.