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Quell'autunno dunque, alla Villetta Rosa, la bicicletta fu oggetto dell'universale ammirazione. — Guardare ma non toccare! — ammoniva Ninì ai villani grossi e piccini che si affollavano attorno alla superba macchina e con quelle loro ditacce volevano premere le purissime gomme o salire sino al bottone del campanello. — Come si fa? perchè questo? che cos'è cotesto? — domandavano, — e Ninì spiegava serio serio finchè.... drin, drin, e d'un salto era in sella e via da que' zoticoni che non parea neppur toccare la ignobile polvere.

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In quelle dolci giornate d'autunno, mentre il grappolo indora e l'oliva s'imbruna, il signor notaio, in sul far del vespero, riducendosi alla sua villetta con la diligenza, ogni volta, ad un ben noto svoltar della via, cercava in fondo un punto nero che si faceva grande a vista d'occhio, e, dopo un minuto, Ninì pedalava a fianco della grave berlina, trattenendo a stento i fremiti delle ruote.

— È il suo figliuolo, quel bel bambino? — domandavano i signori che erano nella vettura.

— Sì, mio figliuolo! — rispondeva semplicemente, ma il cuore dentro gli si allargava di gran piacere.

Più presso la villetta venivano poi incontro la nonna e la mamma e, dopo cena, quando i grilli cominciano i loro striduli lamenti per la campagna, il signor Alberto faceva al figliuolo un po' di ripetizione di latino; se non che da qualche tempo si avvedeva, con sua meraviglia, come Ariovisto, Vercingetorige, Labieno erano andati a dormire e si parlava invece di gite in bicicletta, di scommesse e di corse, nonchè di sterzi, pedali, catene, ove Ninì sfoggiava un'erudizione profonda.

— Perchè, babbo, non compri una bicicletta anche per te.... e per la mamma, — saltò su una volta a dire. — Sai quante belle gite si farebbero insieme?

— E per la nonna niente? — disse una voce, in suono di pacato rimprovero.

— Oh, anche per la nonna, non è mica vecchia la nonna, è vero, papà?