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Un vespero — era la luna piena e grande come il fior dell'elitropio, e pareva ondeggiare al confine del cielo, e la diligenza era in ritardo — il signor Alberto spingendo l'occhio non vide quel folletto di Ninì precipitarglisi contro, e per quel senso che all'uomo talvolta disvela il vero delle occulte cose, provò una stretta al cuore e peggio fu quando per il piccolo viale che menava alla Villetta Rosa, non vide nè la moglie nè la madre.
La facciata della villetta su cui il sole tramontante e la luna sorgente stendevano vaghi e dolenti colori, avea un non so che d'abbandono.
Chiamò: nessuno rispose. Corse il viale del giardino, salì le scale, ed ecco gli si affacciò sul limitare la moglie.
— Cos'è? Ninì? — domandò con subita apprensione.
— No..., la nonna.
— Cos'ha fatto?
— S'è fatto male a una gamba, zitto...! — e così dicendo lo condusse nella stanza della signora.
— Ma cos'è stato, mamma? — domandò il pover'uomo, accostandosi al lettuccio, dove giaceva la signora con la gamba distesa e coperta.
— Caro figliuolo, lo sai tu cos'è stato? — rispose ella. — Le disgrazie vengono senza dir “bada!„ Andavo per stendere un abitino di Ninì, che io avea smacchiato e sono caduta giù per le scale: Ecco cosa è stato.