La buona signora parlava assai pianamente, ma si vedeva che spasimava forte. Il più avvilito era Ninì che, mogio mogio, pareva non capire come mai la nonna così svelta, così bella, avesse potuto d'un momento all'altro ammalarsi così. Vi sono dunque delle cose tristi e nuove nella vita oltre la dolce compagnia del babbo e della mamma, oltre Vercingetorige e la bicicletta?

Il signor Alberto guardò la gamba, la vide gonfia, contorta e d'un brutto colore. Era rottura, era una storta, che era? Le sue conoscenze giuridiche non gli fornivano alcun lume in proposito; ma ben comprese che non si poteva passar la notte così.

Il medico di condotta valeva tutt'al più per sapere chi era ministro allora a Kopenaghen, o come si potesse risolvere la questione di Oriente; quanto poi a terapeutica, il signor Alberto non gli avrebbe affidato un'unghia incarnata da medicare. Nella città v'era un solo medico di cui si fidava, il dottor V***, anzi valentissimo chirurgo e suo amico, ma fino alle nove di sera: dopo, quel valentuomo non avea altri amici che il fiasco e, quanto a medicina, protestava che il solo rimedio efficace era l'olio di ricino per i visceri addominali e il cremortartaro nell'acqua fresca per tutte le altre malattie.

Il signor Alberto fu preso da un'agitazione sorda e violenta e non senza ragione. La mamma sua spasimava: la gamba si enfiava sempre di più.

— Perchè non avete subito mandato ad avvisarmi? — domandò alla moglie.

— È l'affare di due ore appena.

— Lì per lì, a botta fresca, non si credeva fosse nulla di grave, — rispose l'ammalata, — dopo ho mandato il ragazzo del contadino: avrà preso le scorciatoie, e non ti avrà incontrato.

Il signor Alberto chiamò allora il contadino che andasse da un fattore lì presso: desse per carità il cavallo, corresse alla città dal dottor V***.

— Non avere un cavallo in istalla! — mormorava, scrivendo intanto un biglietto per il dottor V***.

Dopo dieci minuti tornò il villano, dicendo che il fattore era andato col cavallo alla fiera e non era per anche tornato.