— E allora? sono stata io?
— Allora non lo so neppur io. È andato, ecco: mi ha preso la lettera che non me ne sono accorto. Non lo sai che è un folletto? Io l'ho chiamato e lui era già lontano.
Anche la nonna, udendo la cosa, si querelava e, fra lo spasimo della gamba, andava ripetendo: — Ma è un'imprudenza: in fondo è un bambino...., di notte!
Stettero molto tempo in silenzio.
Dopo un certo intervallo, la signora domandò:
— Che ora era quando è partito!
Il signor Alberto levò l'orologio. La lancetta segnava le otto e mezzo.
— Sarà circa una mezz'ora, — disse.
Cominciarono a fare il còmputo di quello che avrebbe potuto impiegare di tempo ad arrivare alla città. A piedi ci vogliono due ore e mezzo buone; un cavallo un'ora e mezzo circa, ma se va piano; un asino due ore scarse; un buon cavallo, ma di carriera, tre quarti. E una bicicletta? Questione difficile, e nessuno dei tre sapeva formarsene un'idea precisa.
— Essendo di notte, che non ci si vede, — disse finalmente la nonna, — ci vorrà circa un'ora e più, se non si vuol cadere e farsi male. Speriamo, in nome di Dio, che abbia tanto giudizio da andar pianino.