Era il medico che arrivava a portar soccorso alla buona nonna.
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Dopo alcuni giorni la nonna era in via di completa guarigione, e ciò — a detta del medico stesso — era avvenuto per la speditezza della cura, di che il maggior merito andava al caro bambino.
Non è dunque a dire quanta gratitudine gli sapessero tutti e in ispecial modo la nonna. E perchè ancora ella si stava molte ore all'ombra, nel giardino, su di una sediuola a sdraio, così si faceva raccontare più e più volte il viaggio notturno, e non si stancava mai di sentirselo ripetere.
— Noi, caro figliuolo, — disse una volta, — si stava in gran pensiero, sopra tutto per quel brutto cagnaccio della fornace: ci fu un momento che si ebbe, non so nemmeno io come, paura tutti e tre.
— Ebbene, nonna, — disse il giovanetto guardandosi attorno con sospetto che altri l'udisse, — ho avuto una gran paura anch'io. Non te l'ho mai detto, ma adesso te lo voglio raccontare, ad un patto però: che tu non fiati!
— Ti ha toccato il cane? — domandò con paurosa sollecitudine la nonna.
— No, ma io ho avuto paura lo stesso; e non l'ho, pensa, neppur visto, e se non fosse stato un maledetto cane piccolo che mi corse dietro, non mi sarebbe venuto nè anche alla mente e sarei passato davanti alla fornace senza accorgermi. Ma quando ho pensato al cane della fornace, è stato come se me lo fossi veduto addosso: non fui più buono di andare avanti, le gambe mi tremavano, vedeva tutto confuso e mi pareva di sentire il cane che ringhiava: “se passi ti mangio! se passi ti mangio!„
— E allora? — domandò la nonna.
— Allora non lo so nè anche io. Io volevo tornare indietro, ma avea una gran vergogna di confessare a voi altri d'aver avuto paura. E poi ho pensato che potevo dire una bugia: che mi si era sgonfiata una gomma, che mi si era storta una ruota. Ma tu capisci che non era vero. Vedila là! è possibile che si rompa?