— Va avanti, — disse la nonna.
— La bugia era peggio della vergogna, e allora ho detto fra me: Ebbene il cane mi mangerà! ma tu, nonna, non puoi pensare cosa mi sentivo di dentro! Ah, la paura come è brutta! Però all'improvviso mi è venuta un'idea: se io ci riesco a passare il cancello prima che il cane se ne accorga, sono salvo, non mi arriva più. E allora mi sono buttato su la bicicletta, ho messo la testa in giù da non vedere più niente, da non capir più niente, e via via, che avrò fatto due miglia in un lampo. Quando mi voltai indietro la fornace non c'era più. Non puoi pensare che piacere ho provato allora. Poco dopo mi sono incontrato con un gran baroccio di strame che riempiva tutta la strada: i buoi muggivano e quel suono mi faceva un bene che non puoi credere. Mi sono messo a gridare: “Hanno paura i buoi? devo smontare?„ “No, no, che stia pur su. I buoi non hanno paura. Avanti la bicicletta!„ mi rispose la voce di un uomo che non si vedeva, e pareva venire dall'alto del carro. “Perchè delle volte le bestie hanno paura,„ dico io, contento di parlare finalmente con un uomo. “Anzi grazie: è da buona educazione,„ mi disse quell'uomo, e quando gli passai di fianco sento che dice: “Guarda, guarda, è un bambino!„ e poi forte: “Oh, non avete paura a andar in giro di notte?„ “Io paura?„ e mi metto a ridere. “Dove siamo?„ gli domando: “È lontana la città?„, “Eccola là,„ mi risponde. “Si vedono i lumi.„ E difatti si vedevano i lumi: ecco le prime case, i fanali a gaz, la gente che andava a spasso ancora sotto il viale, mentre io credeva che fosse almeno la mezzanotte. Guardo l'orologio, e sai che ora vedo? Le otto e mezzo: ci avea messo appena ventinove minuti. Ma che paura, la mia nonna bella! Però non dirlo al babbo che non lo deve sapere e non lo saprà mai.
Così il giovanetto terminò il suo racconto, e la nonna a baciarlo e a lambirgli i capelli, biondi e morbidi, con tenerezza infinita....
— Mi hai salvato tu la gamba, tesorino biondo, — dicea.
— No, nonna mia. È stata la bicicletta. Vedi? — e le additava lì presso con orgoglio la lucente macchina, — non si è mosso un dado, non si è spezzato un raggio, e ho corso, sai!
IL PRIMO VIAGGIO D'AMORE.
Per capire questa storia, bisogna sapere che una volta c'era uno scolaro di liceo, il quale era stato allevato in collegio dove avea imparato poco e male il libro della vita, ma in compenso avea scritto dei versi e avea letto una quantità grande di romanzi sui quali avea sparso una non minore quantità di lagrime e di sospiri.
Grave errore, in verità, buttar via per vani fantasmi un umore così prezioso e che ha tanto peso nelle bilance della vita!