Sento una forza indomita
Che ognor mi tragge a te,
con quel che segue e con tanta passione che vibravano i cuori e anche i vetri delle finestre.
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Finì l'estate: l'Ida parti.
Oh, piccola Ida, tu portavi con te tutto il cuore di Furio, e avevi anche con te i fiori e la verdura, il mare e il cielo, perchè quando tu partisti tutto si ottenebrò intorno a Furio.
Ma anche l'Ida dovea essere ben grave di tanta ricchezza o dovea aver rimorso di averla rubata, perchè quando si trovò sola nella sua stanzetta, al suo paese che non rivedeva da due mesi, pregò tanto la Madonna e pianse anche lei tanto, come Furio.
Furio le mandò la Storia di una Capinera, Paolo e Virginia, La Capanna dello Zio Tom, le tragedie dello Shakespeare con molti indici convergenti verso Giulietta e Romeo: libri onesti, come ognuno può vedere, ma che avrebbero fatto molto piangere; anzi erano segnati i passi dove l'Ida presumibilmente si sarebbe dovuta commovere.
Ma questa comunione di anime lontane per mezzo della posta e del pensiero altrui non bastò più a Furio e la passione gli montò così al cervello che diceva fra sè: “Vederla ancora una volta e poi morire!„ Anche i suoi genitori ne erano impensieriti.
L'Ida non abitava lontana: un'ora di treno e un'ora o due di carrozza: a Montiano, un nome pieno di fascino, che agli orecchi di Furio suonava come dovea suonare il nome di Provenza a un rimatore del trecento.