Uno a cassetta suonava imperterrito l'inno di Garibaldi con la cornetta e spaventava i cavalli che, per la pioggia, per lo spavento delle grida, per il gran peso, non volevano andar più avanti.
— Ferma! ferma!
— Ma non ce l'abbiamo più il vino! — dicevano i villani.
— Ma sì che l'avete il vino novo in quel botticino là; to', si sente! — e con quella libertà che si concede in Romagna, erano scesi, avevano invaso la tinaia e batteano con le nocche i tini e le botti.
— Ma quello è del padrone!
— Oh, che credete che i suonatori che vanno a sonare a Longiano non abbian da pagar da bere?
E bevvero, bevvero tanto che la pioggia cessò e dopo i cavalli, spaventati al suono delle trombette che squillavano tutte, presero la corsa per la salita, e così fu l'ingresso trionfale a Longiano.
Verso ponente nereggiava da lungi un colle e sul colle un castello.
— Ecco là Montiano! — disse Cecco piano a Furio; e a Furio balzò il cuore come se in quel punto avesse veduto l'Ida.