— Ciò, se è vero, mi sorprende, perchè Leuma era un idealista e un artista nell'anima, e quando era in collegio scriveva molti versi e prose di romanzi. “Veramente, — pensò, — li scrivevo anch'io i versi: ma allora si usava.„ E alzando la voce: — Non fa dunque nè pure un piccolo sonettino per la sua sposa?
— Neppure! Oh, ma che cosa crede lei! Che io mi lamenti per me? Ma già, sciocca io a confidare certe cose! Lei prende tutto in ridere; e su questo Leuma vedo proprio che ha ragione da vendere e dice benissimo.
— Cosa dice Leuma? da brava, sentiamo!
— Dice che voialtri deputati pigliate tutto in burletta, anche le cose più serie, e per questo non farete mai niente di buono, perchè non avete fede.
— Egregiamente: dica però a suo marito che noi lo terremo d'occhio. Certe idee sovversive del signorino sono giunte sino a noi. Ma per ora tiriamo avanti nel nostro argomento. Vedrà ora se colpisco giusto: ella sta in pensiero perchè Leuma sarà stravagante, nervoso, melanconico, meditabondo, sentirà la nostalgia di viaggiare, di vivere nelle grandi città.... Scusi, sposina, lei ha mai letto una commedia tragica che si intitola Anime solitarie?
— No, signore.
— Ma certo l'avrà comperata: è una novità....
— Sarà bene: ma anch'io, veda, leggo poco. Mica che non ne abbia la voglia: ma vi sono tante vestine da rammendare e tante cosine da fare! Noi non siamo ricchi; possono venire degli altri figliuoli, e poi l'ago e la pezzuola — come dice la mamma — tiran su la famigliuola.
— Peccato che non abbia letto le Anime solitarie....!
— Perchè?