— No, veda: — disse la giovane — il maggior sfogo lo ha fatto ieri a sera mentre parlava con lei: forse lei non se ne sarà accorto; me ne sono bene accorta io e non ho chiuso occhio tutta la notte! Se egli mi desse a conoscere qualche cosa, io ne sarei quasi lieta: si verrebbe ad una spiegazione: ma di provocarla io non mi sento il coraggio: ho paura di scoprire quello che temo. Egli infine è troppo gentiluomo per dirmi anche in bel modo: “questa vita mi annoia, io aspiro ad altro„: accetta lo stato di cose che ha trovato qui....

— Allora mi spieghi come passa Leuma qui il tempo, che pure deve fuggire assai lentamente.

— Nel modo più stravagante, — disse Lia sorridendo, — almeno per uno che era tanto amico degli eroi e delle cose ideali. Vuol vedere? questo è un giorno buono. Venga con me.

E Lia calò le tendine di rosa: nella stanza solitaria i libri rimasero soli: i grandi libri che vivevano la loro vita immortale e dall'alto della scrivania guardavano i giornali e i tanti altri libri comperati da Lia, i quali morivano senza nè pure essere tagliati.

Lia richiuse a chiave la porta di quel piccolo cimitero.

Uscirono dalla villa e Lia precedeva speditamente fra le cataste delle asse e dei tronchi.

— Le assicuro, signor onorevole, che chi vuole tener dietro a tutta questa roba — diceva indicando — non ha tempo da perdere, anche se il giorno è lungo. Adesso poi che abbiamo anche i bachi da seta, è un da fare!

Intanto erano giunti lontano dalla villa, dove si apriva un cancellaccio: quivi era una fila di carri con su dei pesanti tronchi, e molti lavoratori a gran fatica li scaricavano, ed erano attaccati ai carri de' muli lucidi e membruti, i quali facevano di tanto in tanto scintillare le selci e scotevano le sonagliere e le code di volpe dalla cavezza. Manifestamente gli uomini e gli animali erano abitatori del selvaggio Appennino. In mezzo a questo lavoro Astese trovò Leuma, non in atto di chi mediti un'elegia, ma di chi comanda, e in termini non vaporosi, ma significativi ai suoi operai.

— Bravi, dove vi siete andati a nascondere? Tua mamma ti cercava poco fa col piccino che non vuole star quieto. — Così disse Leuma venendo loro incontro con un viso allegro come quel mattino di giugno. — E tu hai dormito bene, onorevole? — e dopo alquanto parlare, aggiunse: — La sai, Lia, la bella nuova? domani bisogna andare in Garfagnana, o tutt'al più dopo dimani: tu, Astese, vieni con me e vedrai che luoghi, vedrai come è bello il nostro Appennino! Non dir di no: Senti che bel programma ti faccio: stiamo fermi lassù due giorni, il tempo per sbrigare un certo affare di asse e di legna e tu vedrai quello che non ti sogni nè meno, e sentirai quello che nè pur credi: ti basti questo che lassù lo ricordano ancora l'Ariosto e il Tasso e lo cantano a memoria. Poi gusterai delle colazioni con certe trote pescate in un laghetto, e viene un appetito con quell'aria fina!... domanda un po' a Lia che v'è stata.

Lia allora spiegò ad Astese che lassù il babbo ci aveva un bosco e una segheria fra certe schegge rupestri fra cui casca un torrentaccio che muove la segheria: tutto al primo vedere pare il soggiorno delle streghe, ma a farci l'occhio si trova che è assai bel luogo, di gran frescura l'estate, e che buona è la gente come non certo al piano. Ella con Leuma ci era rimasta più di una settimana lo scorso agosto.