— La tua farfalla eccola che viene! — disse interrompendo l'onorevole Astese, perchè mentre Leuma così parlava, comparve il bambino in braccio di una fanticella, ed era a vederlo come una candida visione, con i suoi occhi sgranati e con la sua bocca aperta di vecchierello sdentato, nel florido volto: e si gettò in braccio alla madre.
Erano giunti al giardino degli alti gigli e si sedettero sopra un sedile.
— Bambino, piccino, topolino, birichino, — disse Leuma vellicandolo gaiamente col dito nella fossetta della gola.
— Ecco, amico, il libro di carne, — disse Astese indicando il piccino e Lia, — che tu hai aperto dopo aver chiuso quello di carta. Lasciamelo dire ancora, gli Dei non potevano compensare con un dono più concreto il lungo sognare della tua giovinezza....
— Ma insomma, — disse Lia, — invece di fare tutta questa filosofia, ci dica: viene sì o no in Garfagnana? Lo sa che io la considero adesso come un amico? che mi ha levato una gran spina dal cuore?
— Perchè? e quale spina potevi tu aver mai? — chiese Leuma.
— Te lo dirò, te lo dirò — rispose Lia commossa — : dunque venga con noi in Garfagnana!...
— Ah, sposina Lia, altro che venire in Garfagnana....! Ma ad una condizione.
— E quale, signor onorevole?
— Che io avessi dieci anni di meno, e lei, sposina, una sorella di più.