“L'uomo vorace e ingegnoso — pensava tra me — mette a contribuzione la terra, l'aria ed il mare per soddisfare i propri appetiti: e benchè il vizio della gola sia spregevole e indegno della umana dignità, certo è che l'inferma nostra natura vi cade più spesso che non convenga;„ e quei gusci d'ostrica mi richiamavano in mente quella lirica bellissima dello Zanella che ha per titolo: Sopra una conchiglia fossile:
Vagavi co' nautili,
co' murici a schiera
e l'uomo non era!
versi che non mai come allora mi erano parsi tanto pieni di reconditi sensi!
E il cameriere mi tolse que' gusci e mi pose davanti una fruttiera ricolma di mandarini, di datteri e di altre prelibate e rare frutte di questa sacra terra, madre di ogni cosa bella e buona.
Nè io potei dire: “ricuso la frutta!„ giacchè dopo un pasto così signorile sarebbe parsa cosa sconveniente. Però in tanta beatitudine un pensiero acerbo mi trafiggeva e pensavo che il guadagno giornaliero che l'arte mia di professore mi procura, non sarebbe stato sufficiente a pagare una così lauta imbandigione. Di fatto tutte quelle vivande dovevano superare il prezzo di lire cinque e ottanta centesimi, della qual somma posso ogni dì liberamente disporre dopo dodici anni di professione magistrale.
E siccome questo dubbio amareggiava l'opera piacevole della digestione, così me lo volli togliere e chiamai il cameriere.
— Comandi, signore!
— Il conto!